martedì 20 dicembre 2011

Baby it's cold outside

Per quanto mi ostini a ripetermi che non devo abbandonare il blog, chissà come mi ritrovo a scrivere sempre meno spesso. A mia discolpa posso dire che, oltre alla connessione altalenante di sempre, in questo periodo sto scrivendo per me, per un progetto che mi intriga e che a quanto pare si mangia tutte le parole che ho ha disposizione.

Sta arrivando il Natale. Suonerà infantile ma sono contenta, quest'anno per la prima volta dopo tanto, tantissimo tempo. Non fraintendiamoci, non sono mai stata una di quelle persone che aspettano il Natale per ricevere e fare regali, né tanto meno ho una qualche motivazione religiosa che mi spinge ad amare questo periodo dell'anno. A dire il vero non ho mai amato questo periodo, nemmeno da bambina perché comportava l'obbligo di relazionarmi con i troppi parenti e i decisamente troppo rumorosi cuginetti. Semplicemente quest'anno mi sento riscaldata dall'atmosfera. E da oltre un mese sto stressando amici e parenti con le peggiori canzoni natalizie.

Questa è l'ultima settimana a Torino prima delle seppur brevi vacanze e, paradossalmente, questo appartamento che rimarrà vuoto a Natale ha un aspetto molto più festivo di casa mia. Forse è stata Torino a farmi cambiare idea sul Natale. Parlando con degli amici delle tradizioni delle nostre famiglie mi sono resa conto di avere qualcosa di speciale per cui essere felice. Al di là della religione e del consumismo le feste sono fatte per stare con le persone a cui si vuole bene, no?

E allora mettiamo il bollitore sul fuoco, un tè speziato per scaldarmi durante quest'ultima mattina di studio prima dell'esame di domani. E lasciamoci catturare lo sguardo dalle lucine colorate dell'albero, la mente persa tra nozioni apprese troppo in fretta e storie che richiedono di essere scritte mentre fuori cerca di nevicare.

giovedì 24 novembre 2011

Randomness


Una cosa veloce, prima di uscire a pranzo con i compagni di università. Giusto due pensieri sparsi, uno di quei post che sai già non interesseranno a nessuno.

Ho ripreso a leggere con serietà. Mi era mancato.

Ho finito “Il buio oltre la siepe”, che era in lettura da diversi mesi ormai. E direi che, in combinazione con il film di “Pomodori verdi fritti” ieri sera ho fatto il pieno di Alabama per i prossimi mesi. Ogni tanto qui a Torino partono le serate film, quelle che nei serial americani chiamerebbero “girls' night” ma che di fatto qui si risolvono in quattro o più ultraventenni che piangono come fontane tutte strette sul divano. Mi piacciono queste cose.

Ieri ho iniziato a leggere “Il cimitero dei senzanome”, di Patricia Cornwell, perché non ho mia dato abbastanza credito ai gialli e perché sì, non mi dispiacerebbe imparare a scriverli. Per ora non so che dire, mi ha messo tanta ansia che ieri sera ho fatto fatica a prendere sonno. Ma per il resto... non riesco a capire se la descrizione così vaga dei personaggi sia una prerogativa del genere o cosa.

I miei amici dicono che ho un serio problema con film e telefilm. Credo abbaino ragione.

Intanto ho iniziato il conto alla rovescia per il Natale, che non mi è mai piaciuto, ma che quest'anno sembra avere uno strano effetto sulla mia testa bacata.

Credo che più random di così non si riesca a fare, quindi vi lascio con una foto random e una domanda (alla quale non risponderà nessuno): avete un film o un libro da consigliarmi?

domenica 13 novembre 2011

Di me


Dieci cose di me che dovreste sapere:

  1. Odio il Natale, ma adoro le canzoni natalizie

  2. Il mio zaino preferito è a forma di omino verde spaventato, con due occhi enormi e la bocca spalancata, e si chiama Werner

  3. Quando sono a Torino pattino sul pavimento di parquet con le calze di spugna

  4. I miei cani preferiti sono i bulldog francesi, quelli con le orecchie enormi

  5. Mi piacciono i pokèmon, da impazzire

  6. Sul mio letto c'è il copri-piumino di Spongebob

  7. Non mi piacciono le sorprese, mi mettono in imbarazzo e mi fanno sentire fuori controllo

  8. Mi piace la musica country, anche se i miei amici mi prendono in giro

  9. Periodicamente mi innamoro di personaggi di vari telefilm (in questo momento sono in fissa con Arizona di Grey's anatomy e Kalinda di The good wife)

  10. Attaccata alla bacheca davanti alla mia scrivania c'è una cartolina di una ragazza con un elmetto che acchiappa enormi farfalle rosa e la scritta “Don't be stupid, be naif!”

In questi giorni ho pensato di cambiare, convincendomi che, se sono da sola da così tanto tempo, forse è per colpa di come sono fatta. Ma alla fine ho capito che io non voglio cambiare, non così. Sono goffa, naif, mi imbarazzo facilmente. Ma mi diverto. E prima o poi troverò anch'io qualcuno che possa apprezzare il mio essere, in qualche modo, strana.

Via, ogni tanto ho bisogno anch'io di una botta di autostima!

Per questa volta niente nuove foto, sono stata così pigra negli ultimi tempi...

E voi? Cosa dovrei sapere di voi?

venerdì 30 settembre 2011

Tic tac

Con l'arrivo dell'autunno le mie giornate iniziano con il fischio del bollitore. Mi piacerebbe invitare qualcuno a prendere un tè, ma le mie lancette corrono veloce, l'estate si sta piano piano esaurendo e da lunedì le mattinate pigre da due tazze di tè al sambuco una dopo l'altra saranno un piccolo tesoro da gustare solo nei week-end.

Si torna a Torino.

Sono pronta? Non lo so. Mi mancherà l'estate? Assolutamente no. Mi mancherà questa mezza settimana di settembre, con gli esami lasciati alle spalle, un'importante decisione presa e una leggerezza nel cuore che mi fa quasi sentire in colpa con me stessa, per non averla presa prima. A volte le maschere di perfezione pesano tonnellate.

Quindi ciao Arabo. Ecco, l'ho detto. Forse è arrendersi, forse è ammettere di non essere quello che vorrei. Forse è seguire una passione che avevo lasciato un po' da parte per la mia malsana paura del futuro. Quindi sorridi Irene, sorridi. Da oggi in poi sarai circondata da tazze di tè e cortesia! Non è ciò che hai sempre voluto? A volte la via più semplice è quella più profumata.

La foto di oggi quindi non può che essere dell'Inghilterra, uno scatto rubato attraverso il cancello di uno dei giardini privati di qualche college. Spero che l'autunno, Torino e la bicicletta mi diano la possibilità di fare qualche nuova foto.

lunedì 19 settembre 2011

Il profumo dei fiori di sambuco

È iniziata la stagione del tè fumante. Credo che vedendomi ora la mia amica inglese sarebbe fiera di me: la seconda tazza di tè della mattinata, Women Blues Anthology e il libro di linguistica (non so in effetti quanto potrebbe importarle della linguistica, ma tant'è, anch'io preferirei finire di leggere il libro che mi aspetta sul comodino...). Tutto questo per dire che oggi fa freddo come faceva freddo in Inghilterra un mese fa e sono un po' nostalgica dei bei colori e dei cieli da togliere il fiato del mio viaggio improvvisato.

Mi dicono che aggiorno poco. È vero, sono pigra. E poi non ho molto chiaro quello di cui vorrei scrivere qui, perché non è che sia successo poi molto dall'ultimo post, a parte che chiaramente l'estate è finita e io non potrei sentirmi più sollevata. Lasciamoci alle spalle quel senso di aspettativa che da giugno mi pesava sulle spalle e andiamo avanti verso l'autunno che, si sa, essendo stagione più malinconica dell'estate, non necessita di entusiasmo.

Novità? Una, sì: abbiamo trovato la nuova coinquilina, il che mi solleva molto e si ricollega a quello che scrissi sugli arrivi. Un nuovo arrivo, che per una volta mi tranquillizza. E che implica il rendere umana la camera, che fino ad ora è stata spoglia e triste.

Per il resto nulla da segnalare, solo studio stanco e lentissimo, qualche pagina che pigramente si mostra solo per essere cestinata, una nuova folle idea che aspetterà secoli prima di essere scritta, qualche gradita consegna che si avvicina come sempre alla velocità della luce e un nuovo numero di Arabica, della quale ancora non vi ho parlato ma che giuro non tarderà a presentarsi su questo blog, non appena il tanto sospirato 8 andrà in stampa.

Ma ora devo scappare, il fondo della tazza di tè si è raffreddato e piange perché io rimetta sul fuoco il bollitore, mentre il manuale di linguistica mi guarda malissimo da sotto l'evidenziatore, ricordandomi che ho solo una settimana e sono ancora a metà strada.

sabato 27 agosto 2011

Pensieri (tristi, profumati, che volano lontano)

Arrivi e partenze. Più partenze.

Anche quest'estate sta per finire, un po' come tutte le altre devo ammettere: con quel retrogusto amaro e assonnato di quando ti risvegli di colpo da un sogno che non era un incubo, ma non era nemmeno abbastanza bello da rimanere impresso nella memoria.

Ero partita con l'idea di fare il punto della situazione, di tirare le somme di quello che è successo durante questo periodo di latitanza dal mio già moribondo ma pur sempre amatissimo blog. Ma no, come sempre quando viene il momento di fare i conti con quello che ho fatto e soprattutto con quello che non ho fatto preferisco tirarmi un attimo indietro e magari buttare giù due o tre pensieri sparsi, perché indubbiamente fa più figo e per non ammettere che in fondo non ho proprio concluso niente.

E allora andiamo di pensieri sparsi. Pensieri tristi, contenti, agitati, profumati. Pensieri di partenze e arrivi.

Una delle mie coinquiline è partita ieri per il Giappone. Starà via solo due mesi, ma so già che sentirò la sua mancanza. Tra meno di due settimane un'altra amica farà lo stesso, se ne andrà in Giappone, ma per sei mesi. E sì, mi mancherà anche lei (anche se non ci vuole credere). E rosicherò di invidia preparando il maledetto esame di Arabo.

La mia compagna di stanza, la desaparecida che avrò incrociato sì e no dieci volte da febbraio, lascia la casa. Un'altra partenza, visto? Che però porterà ad un nuovo arrivo, una nuova coinquilina, una compagna di stanza che questa volta vedrò tutti i giorni. E qui nascono i pensieri agitati. Sono sempre un po' preoccupata quando si tratta di conoscere persone nuove.

Ci sarebbero altre partenze di cui parlare, probabilmente, ma non ne ho voglia. Cerco di fare finta di niente con risultati accettabili.

Ho voglia di tornare a Torino? Non lo so. Probabilmente più di quanta ne ho di stare qui. Ma sento davvero un peso incredibile all'idea di stare ferma. Forse l'unica cosa positiva di questa mia estate è stato l'essere sempre in giro: nessun programma troppo definito, nessun nuovo amico, nessun nuovo amore, solo lo spazzolino da denti nello zaino e un libro nuovo da leggere ogni due settimane. Se non mi stanco prima, perché certi libri riescono a scocciarmi come solo certe persone possono (e sinceramente mi sto stufando di costringermi su mattoni interminabili o persone di un certo livello solo per fare la raffinata intellettuale).

Ora, se siete arrivati a leggere fin qui immagino che vi sarete scocciati di me e di questo post infinito, quindi vi saluto con tre informazioni di dubbio interesse che mi vorticano per la testa in questo momento:

Ho preparato un delizioso gelato pesca-pompelmo-lavanda (pensiero profumatissimo)

Non riesco a smettere di ascoltare Adele

Up mi ha fatto venir voglia di riempire la casa di palloncini

E con ciò vi chiedo scusa per la logorrea e vi lascio con una delle centinaia di foto che mi sono portata a casa dalla splendida settimana vicino a Cambridge (i pensieri contenti)!


martedì 26 luglio 2011

Morbida estate

Oggi proviamo qualcosa di nuovo.


Non so se vi ho mai parlato della mia passione per la cucina. Non sono propriamente una grande cuoca, non come alcune amiche, né di certo sono abbastanza brava o costante da tenere un blog culinario, ma ogni tanto mi diletto anch'io con qualche ricettina sfiziosa.

Così oggi, avendo a disposizione dei bei mirtilli raccolti direttamente dalla pianta e delle pesche del nostro giardino, ho fatto un esperimento direi ben riuscito: dei blueberry cupcakes con crema di burro alla pesca.

Non sto a trascrivere la ricetta dei cupcakes, che potete trovare qui (mentre quella della crema di burro è stata un po' improvvisata). Vi dico solo che, dopo rischi indicibili (due belle scottature da forno sulla mano) e traversie innumerevoli (non credevo che le unità di misura potessero rompere così tanto le scatole), eccoli qui, belli morbidosi e colorati (anche se non proprio belli belli)!

E con questa vi saluto per un po', perché da venerdì per una settimana sarò in montagna con mia nonna, sperando che il fresco concili la scrittura e la voglia di studiare. Buone vacanze a tutti!

giovedì 21 luglio 2011

E chi se ne frega della musica?

Non mi sono dimenticata di avere un blog, no davvero. Lo so, non scrivo da tantissimo. A mia discolpa posso solo dire che è successo quello di cui vi ho parlato nel post precedente (ossia quello che mi succede ogni estate): mi sembra di non avere più la forza di fare nulla. I buoni propositi di studio e scrittura scoloriscono piano piano, le dieci pagine al giorno diventano due ogni quando capita, le due ore di arabo diventano un'unità quando ho voglia e il giapponese? Eh... Devo proprio rimettermi in quadro.

In questi giorni, mentre pensavo all'argomento del post, mi sono venute in mente troppe cose. Mi sarebbe piaciuto parlare della fine del mio primo anno di università, di come sia cambiata la mia vita a Torino. Poi mi sono resa conto che lo faccio sempre e sarebbe stato noioso. Oppure avrei voluto parlare di politica e di come non riesco più a guardare un telegiornale senza farmi venire il mal di stomaco.

E invece, come avrete inteso dal titolo, oggi parlo di musica. O meglio, di quello che è la musica per me.

Iniziamo dicendo che non sono un'intenditrice. Non ho la preparazione necessaria per giudicare se una canzone sia bella, brutta, ben suonata e, per quanto abbia studiato un pochino, ben cantata. Negli anni schiere di amici sono stati vittime delle mie fisse passeggere per il peggio del peggio del genere musicale, iniziando dal metal sinfonico per finire con gli Abba e il trash italiano. Non credo di aver mai e dico mai riscontrato approvazione su ciò che ascoltavo da mia madre che, passando davanti alla mia camera, aveva sempre qualcosa da dire sul disco che stava suonando, a prescindere.

Unitamente all'idea di qualità, sono completamente sprovvista anche dell'idea di notorietà. Non conosco un gruppo o una canzone famosa né distinguo le più famose band dall'artista sconosciuta della Francia del sud.

E poi vado in fissa. Ma in fissa seriamente, quando mi prende. E ascolto e riascolto lo stesso cd per giorni e giorni finché non mi dà nausea.

Quali sono le mie ossessioni del momento? Poche settimane fa ho letto su una rivista un articolo riguardo una cantante jazz franco-americana, Madeleine Peiroux, ed è stato amore al primo ascolto.

E, come i più informati (o le mie povere vittime) avranno capito dal titolo, Caparezza. Che mercoledì andrò a vedere in concerto non ho ancora capito dove. E ne sono davvero davvero felice!

Ok, dopo questo flusso di parole logorroico e di dubbio interesse vi lascio con una domanda: qual è la vostra fissa del momento? Cosa ascoltereste fino allo sfinimento?

P.S. La foto di oggi risale ad uno dei Gods of Metal, ai quali fino a poco tempo fa ero abbonata. Non avete idea di come sia difficile trovare una foto adatta a questo post!

lunedì 4 luglio 2011

Accidia vacanziera

Dovrei scrivere. Me ne rendo conto.

Mi ero detta che, dopo aver finito con gli esami, mi sarei messa a scrivere sul serio. Ma per qualche strano motivo non riesco a concentrarmi come si deve quando sono qui a casa.

Sono tornata sabato da Torino e un po' mi mancano già quei ritmi tra il frenetico e il rilassato, rimanere fino a tardi seduta al tavolino sul balcone, svegliarmi troppo presto perché la luce cade proprio sul mio cuscino.

Ci sono troppe cose che mi ero detta avrei fatto a partire da oggi. E invece che ho fatto? Ho dormito fino a tardi, ho guardato un film, ho lavato i piatti. Forse il sapore delle mie estati non cambierà mai.

Oggi indosso una maglietta troppo grande di un colore che fa a pugni con tutto ciò che sono io e mi sembra che davvero non sia cambiato nulla negli ultimi anni.

Ma non è affatto così. E in fondo, anche se non sembra, sono felice.

Vorrei solo un po' di poesia.

Nello scorso post avevo parlato della pioggia. Subito dopo averlo pubblicato è scoppiato un temporale tale che non sono riuscita a trattenermi dal provare a fotografarlo. Purtroppo i risultati non sono stati dei migliori, ma quantomeno ho delle foto nuove da pubblicare qui.

giovedì 16 giugno 2011

Respira. Senti la pioggia e la pelle

Mi piacciono i temporali estivi, quei temporali che non ti danno nemmeno il tempo di ripararti sotto lo spiovente di qualche tetto e già i tuoi capelli ti gocciolano appiccicaticci sulla fronte. Quei temporali che, quando sei a casa, ti colgono talmente alla sprovvista che, quando ti accorgi che hai i panni stesi fuori, stanno già per finire.

Hanno un che di romantico. La pioggia tiepida ha il profumo di corse sull'asfalto fumante, i tuoni rimbombano nella nuca, i lampi illuminano il cielo mettendoti in fondo al cuore la sottile e insensata paura che le nuvole così cariche e plumbee ti cadranno addosso.

Da che ne ho memoria la mia camera è sempre stata nel sottotetto e ho sempre amato il rumore della pioggia la notte, anche quando più che un temporale sembra di avere un treno che corre sul tetto.

Ma i ricordi più belli dei temporali sono legati soprattutto alla montagna, alle vacanze estive a casa della nonna quando ero piccola. Ricordo un'amica che veniva a trovarmi appena iniziava a piovere perché le piaceva uscire con l'impermeabile. Ricordo quando cercavo riparo sotto il portico della chiesa con le mie cugine, di ritorno dal parchetto. Soprattutto ricordo l'estate scorsa quando ero costretta a smettere di scrivere per correre al piano di sopra e chiudere tutte le persiane delle camere da letto.

In momenti come questi, quando guardando fuori dalla finestra sembra si stia scatenando il diluvio, mi chiedo quanto manchi ancora all'inizio di quest'estate per me, se mai inizierà veramente. E mi chiedo come sarà. Quando penso all'estate non mi azzardo mai ad essere troppo fiduciosa.

E voi? Quanto manca alla vostra estate? Come sarà? Ma soprattutto: non è magnifica l'aria fresca che entra dalle finestre quando ancora stanno cadendo le ultime gocce di pioggia?

domenica 12 giugno 2011

Emozione da numeri vertiginosi e profumi delicati

Svegliarsi col profumo del pane è qualcosa di magico. Andare a dormire sapendo che il mattino dopo ti sveglierà il profumo del pane forse lo è ancora di più.

E poco importa se sono bloccata qui davanti ad un saggio troppo difficile al quale mancano anche delle pagine e non sono altrove, e non sono a Roma. Ci sono i numeri che corrono tra i tg e i giornali on-line, la telefonate di un'amica. E c'è qualcosa di simile ad una promessa. E allora sono felice.

La pressione per gli esami aumenta con le ore di studio e l'estate, per quanto si stia avvicinando, non sembra ancora a portata di mano.

Oggi non riesco a scrivere un granché, la concentrazione più che essere altrove non c'è proprio, portata via dal pane e dalle promesse.

Volevo ringraziare tutti coloro che passano dal mio blog. In questi giorni ho avuto tantissime visite e non avete idea di quanto questo mi renda felice. Prometto che, quando avrò un po' di tregua dagli esami scriverò un post degno di questo nome, davvero.

lunedì 6 giugno 2011

Di terapie alternative e giornate uggiose prima dell'estate

Non scrivo da un po'. Diciamo che dopo l'ultimo post mi sembrerebbe di fare un passo indietro ritornando ai fiori. Ma ci posso fare poco: la macchina fotografica è rimasta a casa e poi le grandi cose succedono una volta ogni tanto.

Quindi torniamo alle piccole cose.

Questi giorni sono un po' così, diciamo relativamente vissuti, tra il diluvio fuori e gli esami tutti attaccati. Non ho nemmeno questa gran voglia di scriverne, perché di fatto non succede nulla.

Nella testa ronzano i soliti pensieri, e se non sono proprio i soliti ma un po' peggio biasimeremo la pioggia, nelle dita le solite storie che non escono e quando escono non finiscono.

Come si fa a finire una storia quando la propria è in stand by?

E intanto arriva l'estate. E dopo l'estate settembre. E a settembre due amiche che partono.

Ero così piena di aspettative per questa nuova vita a Torino che quasi vorrei non arrivasse l'estate a fermare tutto.

Dopo gli esami sarà il momento di fare un bilancio di quanto è cambiato e di quanto è rimasto. Soprattutto di chi è rimasto.

Per oggi non torniamo ai fiori, non ancora. Vi lascio la torta che ho preparato la settimana scorsa su invito della mia adorabile Food Therapist: quanto orgoglio! E quante calorie!

martedì 24 maggio 2011

Beautiful like a rainbow

Parliamo di cose serie, per una volta. Parliamo di persone.

Domenica sono stata al gay pride, qui a Torino. Non era il primo pride a cui partecipavo, ma quest'anno è stato un po'diverso, più bello del solito. Sarà che i miei occhi cominciano ad abituarsi a tutto quel colore inaspettato e iniziano a vedere le facce, i sorrisi, gli sguardi. Sarà anche che, per la prima volta, non ero sola ma con degli amici, nuovi e vecchi.

Forse sono io che tendo a vedere tutto troppo nero, ma l'entusiasmo delle mie amiche, entrambe fidanzate con dei ragazzi, quando ho chiesto loro se volevano partecipare mi ha commossa. Forse le cose si possono davvero cambiare.

Non credo sia necessario parlare a lungo della manifestazione in sé, di quello si può leggere sui giornali (cercando bene bene, sulla pagina di Torino, sommerso tra tutte le scemenze che fioccano in questo periodo da parte di quelle persone che teoricamente dovrebbero rappresentarci): quello che vorrei fare è raccontarvi un po'della sensazione che si prova ad esserci dentro, a quella manifestazione.

Quando, a diciotto anni, dissi ai miei genitori che sarei andata al pride a Genova, da sola, mia madre mi rispose che era contraria a questo genere di ostentazioni. Da parte mia non sapevo cosa rispondere, quello sarebbe stato il primo. Ma ora lo so e, anche se con lei non è mai più venuto a galla un discorso del genere, voglio dirlo a voi.

Quando si cresce in provincia, come è successo a me, fa tutto paura all'inizio, ci si sente come se il mondo dovesse imploderci sulla testa e ci si convince che sarà impossibile essere accettati. Ovviamente non è così, ci sono sempre gli amici, i primi amori, persone intelligenti che ti proteggono e che ti vogliono bene. Ma, con gli amici o senza, fa sempre paura essere gli unici a scuola, nella compagnia, nell'associazione... Credo che il bello del pride stia in questo, nel non farti sentire da sola, nel farti capire che c'è tutto un mondo che non vedi e che ti aspetta, magari in una città più grande e più aperta del tuo paesino di provincia. E sì, forse è tutto un po'troppo colorato ed esuberante per chi guarda da dietro le finestre, ma non c'è nulla di sbagliato. Essere sé stessi non è mai sbagliato.

Oggi ho scritto davvero tanto e magari ho lanciato una bomba a voi sporadici lettori del mio blog floreale, ma dovevo farlo. Come mi ha detto un'amica carissima, è la nostra opinione quella che manca.

Quindi vi saluto, vi auguro una felice giornata e spero in qualche commento.

venerdì 20 maggio 2011

Ebbrezza da pagina bianca

Come si descrivono gli odori?

Ho sempre avuto una spiccata memoria olfattiva, una propensione a seguire i profumi, a fidarmi di loro, a ricordarmeli, magari dimenticandomi a cosa erano legati.

Sarà che sono cresciuta in campagna, ma quest'anno mi mancano i profumi della primavera. Per questo oggi mi sento viva, sul balcone di casa mia mentre la brezza tiepida mi porta il profumo forte e inebriante dei gelsomini fioriti giù in cortile.

I gelsomini mi ricordano qualcuno, mi ricordano tazze di tè bollente, i miei sedici anni e la luna di fine primavera. E forse per un po'di tempo mi hanno fatta soffrire, ma non ho mai smesso di amare il loro profumo dolce. Sono il passo prima dell'estate, assieme ai caprifogli.

Oggi mi è stato detto che dovrei allargare i miei orizzonti fotografici, che i fiori sono belli ma che dovrei provare con le persone. Sono davvero così misantropa eh? Forse sì...

Mi ricordo il profumo della pelle, due o tre persone speciali, amici, amori. Mi ricordo le essenze che indossavano anni fa e com'era il loro odore senza di esse. Mi ricordo che una volta, tanto tempo fa, ho incontrato una persona senza odore e ho creduto che fosse lei, perchè se non lo sentivo allora era uguale al mio. Chissà, forse prima o poi mi capiterà di nuovo. Di crederci.

Per ora va bene così. Sono seduta al tavolino che mia madre ha sistemato sul balcone, il vento che mi gonfia la maglietta, e mangio ciliegie raccolte dal nostro albero.

Ho messo in un vasetto due rami di gelsomino. Ma quella dei fiori recisi è decisamente un'altra storia, che devo ancora scrivere.

mercoledì 18 maggio 2011

Bicicletta e rose

Due notti fa non riuscivo a dormire, me ne stavo a letto con la solita musica nelle orecchie aspettando che il sonno arrivasse a mangiarsi l'ansia per l'esame del giorno dopo (sul quale manterrò un dignitoso silenzio stampa fino a quando non usciranno i risultati, a fine settimana). Me ne stavo nel letto con la solita musica e pensavo, principalmente alla musica. Pensavo a come sarebbe felice una storia con una colonna sonora del genere. Sarebbe una storia d'amore con quei colori luminosi che forse ho sciupato nello scrivere della ragazza con il cappello di paglia.

Sarebbe una storia che, pensavo, mi piacerebbe vivere, invece di scriverla.

In una storia dalla colonna sonora così bella ci sarebbero due biciclette e la luce del sole che si riflette sul fiume, ci sarebbero gambe gemelle che si sfiorano, sorrisi sotto gli occhiali da sole e quel senso di immobilità dentro al petto, quasi avessi sotto le costole un palloncino e rischiassi di scoppiarlo ad ogni respiro.

Mia nonna mi ha regalato la sua bicicletta, appena possibile me la porterò qui a Torino e inizierò ad esplorare un po'. Per essere una che non sale su una bici da anni sono sorprendentemente felice.

Fa sorridere quello che scrivo, non è vero? Sembra quasi che io abbia perso la mia vocazione all'eremitismo.

Diciamo che no, sono ancora io, solo io. Ma come si fa a non voler cambiare alla prima primavera dopo aver ricominciato tutto da capo?

La foto di oggi è una delle rose di mia zia, che sabato ho raccolto e sistemato sul mio comodino giù a casa. Aveva un profumo splendido.

giovedì 12 maggio 2011

Avete notato come le foto non centrino mai nulla con quello che scrivo?

Da un po'non mi fermo a pensare a cosa scrivere. Non mi fermo e forse non mi voglio fermare.

Ma arrivano sempre quei momenti nei quali sei più o meno costretta a farlo, un viaggio in treno non previsto questa settimana, una notte quando il raffreddore ti impedisce di addormentarti e ti ritrovi lì a girarti nel letto fino a decidere che forse è meglio rinunciare al sonno e scrivere due o tre paginette sul tuo vecchio diario con le fragole. Lo stesso di anni fa, quando ancora non eri la te stessa di adesso. O forse lo eri un pochino di più, senza tutti questi freni che ti sei legata addosso uscendo dai teen.

Non so voi ma io ho la pessima abitudine di rileggere periodicamente i miei vecchi diari e di ridere di ciò che ho scritto, che sia passato un mese oppure tre anni. Probabilmente è il mio modo per convincermi a non commettere due volte gli stessi errori.

Sono a casa. Ascolto la solita musica a tutto volume e il rosso brillante dei gerani sul balcone spicca un pochino di più ogni secondo che passa contro lo sfondo verde indistinto delle piante del nostro cortile e di quello dei vicini. Dall'altro lato della strada stanno maturando le ciliegie nel cortile della vecchietta che è mancata poche settimane fa.

Questo post pare proprio senza senso, vero? Saranno gli esami che si avvicinano, sarà che non sto proprio bene, ma in questi giorni ho la testa piena di pensieri.

Forse farei meglio a tornare a studiare.

Avevo formulato un pensiero bellissimo ieri sera, un pensiero romantico su finestre, carezze e il suono di un pianoforte, ma non so se mi va di scriverlo, non oggi almeno. Forse quando ce ne sarà un motivo. Se ci sarà.

Maledetta primavera...

martedì 3 maggio 2011


Ho cucito una storia per la ragazza con il cappello di paglia. Forse non è la stessa storia di sempre, forse sono stata anche un po'cattiva con lei. Ma che ci posso fare? Non sempre le persone belle possono fare una bella figura, non nella vita vera. E nemmeno nei miei racconti, che altro non sono se non lo specchio della mia testa un po'contorta.

Oggi mi sento bene, leggera. E' proprio vero che per liberarsi di un'ossessione bisogna mettere l'ultimo punto alla fine dell'ultima frase. E, anche se ieri mi sentivo svuotata e delusa, oggi la vedo allontanarsi e mi sento bene. E forse riuscirò anche a smettere di ascoltare questa musica da giostra che gira troppo veloce.

Mi piacerebbe pubblicarlo anche qui, il mio racconto, tanto per avere un parere, ma non so se posso, devo prima chiedere al caro presidente di Arabica (oh, mannaggia, non ho ancora parlato di Arabica qui! Giuro che lo farò!)

Quando sono arrivata a Torino giovedì mattina ho trovato delle scritte sulle pareti di casa, parti di canzoni, passi di libri. Ho dato il mio piccolo contributo, ma mi piacerebbe avere qualcos'altro da scrivere, quindi ora lo chiedo a voi, sparuti lettori di questo blog: qual è la vostra citazione preferita? Quella frase che vi ripetete nella testa finchè non perde di significato, finchè non vi manca il respiro?

La mia scelta è ricaduta su Baricco (che si riconferma nella top3 degli uomini della mia vita), Novecento ad essere precisi. E oggi vi saluto con questa frase, che mi fa l'occhiolino dal muro alla mia sinistra mentre scrivo:

Cristo, ma le vedevi le strade? Anche solo le strade. Ce n'è a migliaia, come fate voi laggiù a sceglierne una, a scegliere una donna, una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire. Tutto quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce e quanto ce n'è. Non avete mai paura, voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell'enormità, solo a pensarla? [Alessandro Baricco, Novecento]

mercoledì 27 aprile 2011

Pubblicità non troppo occulta

Sogni stupidi e strane ambizioni (un'altra lista, tanto per fare):

  • Andare a Disneyland Paris. In realtà il mio sogno da piccola era di lavorarci come figurante e ammetto che anche ora non mi dispiacerebbe.

  • Avere un bulldog francese, quegli amorevoli cani con le orecchie giganti.

  • Finire di scrivere un libro. Non parliamo di vederlo pubblicato, già solo finire di scriverlo sarebbe un passo avanti.

Domani si torna a Torino. Fa così freddo che se fosse per me starei a letto un altro paio di giorni, ma purtroppo gli esami si avvicinano e non posso permettermi di perdere troppe lezioni...

Il post di oggi non è solo per dire che sto cercando in tutti i modi di farmi spedire in Francia da qualche parente nel mese di agosto, ma anche e soprattutto per farmi un pochino di pubblicità: quella che vedete nella foto di oggi è una delle mie creazioni e potete trovarne altre sul mio profilo facebook, cercando Irene Bon-bon. Se vi va passate a dare un'occhiata e se vi piace qualcosa scrivetemi!

domenica 24 aprile 2011

Wake up and smell the bread

Ciò che mi piace della mattina di Pasqua:

  • Svegliarmi accolta dal profumo del pane nel forno

  • La dolcezza delle decorazioni di zucchero sull'uovo di cioccolato fondente

  • I fiori delle robinie fuori dalla finestra

  • Il colore dei miei capelli freschi di parrucchiera

  • Non ricevere messaggi d'auguri da persone ipocrite, finalmente

Tutto il resto lo lasciamo non detto, almeno per ora. Parlerò un altro giorno dell'amarezza: oggi che ho il sapore del cioccolato in bocca non voglio perdermi in tristi elucubrazioni.

Vorrei solo, da ultimo vantarmi un po': Eva, il mio racconto, è finito terzo nella classifica dei più scaricati dal podcast di Siamo in Onda. Questo mi riempie di gioia (oltre a far lievitare la mia autostima molto, molto più che la pasta del pane), soprattutto perchè tengo molto al personaggio di Eva.

Quindi ora, incapacità tecnologiche permettendo, vi lascio il link per scaricarel il file audio, se vi va: Le storie di Siamo in Onda

Ah! Dieci punti al primo che indovina la citazione del titolo del post!

martedì 19 aprile 2011

The profumato alla ciliegia vs lettura settimanale dei quotidiani

Leggo i giornali e mi sembra che vada sempre peggio, sempre più giù senza vergogna.
Anche se scrivo solo di cose belle non vuol dire che vada tutto bene. Nella mia testa va tutto bene, al di là del mio naso crollano una dopo l'altra le cose importanti. Come la dignità del mio paese, tanto per fare un esempio.

Ma non parliamo di questo. Non parliamo di andare via, perchè si rischia di sentirsi in gabbia.

Parliamo dei glicini sul lago domenica pomeriggio, parliamo dei biscotti più buoni di sempre, un regalo più che gradito di una certa bionda troppo brava con i dolci. Parliamo del the profumato che mi sono portata qui a Torino per questi momenti strani, quando fuori c'è il sole ma dentro fa freddo, quando in casa non c'è nessuno e io penso a cosa dire senza troppo successo.

Se mi sforzo di pensare a come sta la mia vita, ignorando l'effetto che mi fa la mia settimanale lettura dei quotidiani, direi che va tutto bene, davvero bene. Potrei quasi dire che sono felice.

Dopodomani inizieranno le brevissime vacanze di Pasqua, durante le quali spero di fare un po'di foto nuove. Per oggi vi lascio un'altra immagine del mio giardino fiorito.

Lo so, sarebbe stato tanto bello mettere una foto dei biscotti, ma ieri sera non c'era la luce adatta e questa mattina la golosità ha vinto sulla macchina fotografica.

venerdì 15 aprile 2011

Canzoni tristi quando la primavera ti volta le spalle

Oggi ascolto a ripetizione canzoni tristi. Sarà che non c'è il sole...

Dopo la lezione delle 13 me ne torno a casa, prendo il treno e torno a casa. Un po'mi manca vedere la mia famiglia tutti i giorni, anche se con loro non lo ammetterò mai. Un'amica mi ha detto che dovrei portarmi a casa un po'della positività che ho qui in settimana, immagino ci abbia preso in pieno.

Ad ogni modo oggi di positività è meglio non parlare, con queste canzoni tristi e la sottilissima paura che le cose rotolino via, come sempre nella direzione opposta a quella che avrei in mente.

Parlavo di boccioli la volta scorsa, di rampicanti che sbriciolano il cemento.

In questi giorni dovrebbe essere fiorito il glicine sul lago, durante la misera settimana di vacanza per Pasqua credo andrò a farmi un giro da quelle parti, magari per un gelato della primavera. Il profumo del glicine che ti fa girare la testa è il secondo passo all'interno della primavera, dopo i ciliegi e prima dei gelsomini e dei caprifogli.

Il profumo dei fiori guarisce tutte le ferite che non si possono vedere. Il problema sta nell'avere il coraggio di procurarsene di nuove.

domenica 3 aprile 2011

Cosa diceva Neruda della primavera coi ciliegi?

Questa volta lo posso proprio dire: è iniziata la primavera. Si comincia ad uscire senza giacca, si mostrano le braccia, si comincia a sentire il bisogno degli occhiali da sole e si mangiano i primi gelati.

Che posso dire? Sto bene. Sto bene con la valigia ai piedi del letto e il treno che nel finesettimana mi riporta qui. Forse sarà da vigliacchi, dimenticarsi di quello che qui non va bene per cinque giorni la settimana. Sarà anche che non ho ancora preso il ritmo e cerco di non vedere gli eventuali problemi di quei cinque giorni. Come diceva la canzone, sarà quel che sarà. Ciò che importa è che io sto bene.

Sto cercando di assorbire tutto il sole possibile dimenticandomi di tutto il resto, delle fossette e dei fiori rossi, di tutto ciò che scalda il cuore che non sia il profumo delle gemme sui rami. E, anche se sono consapevole che non potrò rimanere così isolata ancora a lungo, voglio almeno provare ad essere felice solo perchè è primavera e io sto rinascendo in un'altra città per la prima volta in vent'anni.

Poche settimane fa è nato dalla mia testa un nuovo personaggio, un altro di quelli che mi perseguiteranno finchè non avrò una storia da regalare loro, un po'come ha fatto Eva lo scorso inverno. È una ragazza con il cappello di paglia che cammina in riva al fiume con le braccia spalancate e gli occhi di chi racconta le fiabe. Danza pericolosamente vicina all'acqua sul suono lieve di un pianoforte suonato dietro le tende bianche di una finestra aperta.

Questo per spiegare la foto, scattata ieri al cappello di mia zia e al narciso che ora sta sul mio comodino in una bottiglietta di vetro.

Sono romantica in questi giorni. La mia parte eremita trema per il terrore di essere inglobata dai boccioli.

martedì 22 marzo 2011

Like a rainbow

Sto pensando ad un racconto. Vorrei scrivere qualcosa di poetico sui colori, qualcosa di pieno di metafore, di film e televisori in bianco e nero. Qualcosa che racconti di me alle persone che, pur conoscendomi, sanno così poco di me.

Oggi sono affascinata dai colori.

Questa mattina ho indossato la maglia con i fiorellini arancioni e sono andata a lezione a piedi, con i capelli sciolti, senza la giacca. Il sole era così brillante e in una vetrina ho visto una splendida gonna rossa che mi darebbe proprio quell'aria da persona felice che manca ai vestiti che ho ora.

Se c'è un motivo per cui attendo l'estate, forse l'unico, è che tutti i miei vestiti migliori sono di cotone leggerissimo. Lo so, è un'affermazione schifosamente superficiale, non ho scuse. Ho solo bisogno di sentirmi bella, di sistemare il contrasto come si fa con la tv.

Il racconto che vorrei scrivere parlerrebe di questo, del contrasto, della luminosità, del vivere in un film in technicolor guardato su un televisore in bianco e nero, del cercare l'azzurro cielo in mezzo alle scale di grigi. A volte mi sembra di vivere in una situazione del genere, di avere i miei colori personali, come le api.

Forse sono un po'presuntuosa. O forse ho solo i livelli ormonali sballati e piango per un nonnulla come il resto del genere femminile.

Forse l'azzurro del cielo e il rosso delle gonne non bastano più.

Tra una manciata di settimane fioriranno gli alberi della stazione. Quindi oggi vi regalo una loro foto, scattata ormai due anni fa.

sabato 19 marzo 2011

C'è una coccinella che cammina sul vetro della finestra

Non posso negare di essere triste e preoccupata per quello che sta succedendo nel mondo. Ma credo di aver capito la piega che sta prendendo questo blog: è un inventario dei profumi dei miei momenti felici. Quindi no, non ne parlerò; mi pare si sia detto fin troppo, qualsiasi altro commento sarebbe inutile. Gli amici che sono lì sanno che penso a loro, così come lo sanno quelli che purtoppo non potranno andarci.

Guardo fuori dalla finestra: sembra essere arrivata la primavera. Speriamo che questa volta non sia di nuovo una finta. Mi preparo alla primavera, ad inseguire per una città nuova i colori delicati dei fiori sugli alberi, quelli che aspetto ogni anno.

Oggi è la festa del papà e ho fatto la macedonia di fragole da mangiare con la panna montata, sono le prime fragole dell'anno.

Ho dei ricordi strani legati alle fragole, ricordi che sembrano lontanissimi e un po'sbiaditi, leggeri, ingenui. Cose belle insomma, fresche e con un buon sapore.

Volevo pubblicare una bellissima poesia di Neruda ma non credo lo farò, forse in futuro ci sarà un momento più appropriato di questo. Quindi vi lascio così, sempre guardando fuori dalla mia finestra.

sabato 12 marzo 2011

Il profumo del burro e del mare d'inverno

Anche oggi una foto della Francia, Antibes se vogliamo fare i precisi. Questo più che altro perchè ho dimenticato a Torino la macchina fotografica. Ma anche perchè amo questa immagine, scattata quasi per caso mentre ero letteralmente immersa in quella grande statua.

Oggi è uno di quei giorni nei quali mi prendo una pausa da me stessa, esco a comprare il burro (che a casa mia non c'è mai) e sforno teglie su teglie di biscotti dalle forme carine che generalmente mangio per due giorni e poi dimentico. Uno di quei giorni che, come mi ha insegnato la mia biondissima prima insegnante di cucina, diventano migliori grazie al profumo che si spigiona aprendo il forno, a quello del the nella tazza gialla, a quello del fumo della stufa a legna.

Ero triste fino ad un minuto fa, triste senza motivo. E' curioso come i messaggi ti cambino il verso della faccia in meno di un secondo.

Domani ci sarà la fiera, incontrerò delle amiche che non vedo da tempo, alcune che non ho nemmeno mai visto di persona. Domani farò le foto ai biscotti.

Questo blog non ha preso nessuna piega alla fin fine, è un semplice blog, come tutti gli altri. Ma nonostante tutto mi piace, mi piace scrivere ascoltando la musica per isolarmi dal mondo, come facevo anni fa. Certo è che, crescendo, ci ho guadagnato in classe.

Forse mi illudo, ma oggi ho fiducia nei sorrisi, di quelli che portano la luce tiepida sulle fossette.

martedì 8 marzo 2011

"Tempi duri per i sognatori"


Un'altra settimana è passata e ho sempre la stessa musica nelle orecchie. Non posso farci nulla, nient'altro potrebbe esprimere così bene quel turbinio nella mia testa.

Non faccio fotografie da un sacco di tempo ormai, quindi mi ritrovo anche questa volta a pescare dal mio sconfinato hard-disk. Oggi vi regalo, sporadici lettori di questo blog, una foto scattata in Francia a capodanno.

Perchè la Francia? Perchè sì, perchè ieri sera per la prima volta ho visto Il favoloso mondo di Amelie in lingua originale e non riesco a togliermi dalle orecchie il suono dolcissimo di quelle voci. E, influenzabile come sono, mi è tornata la voglia di rispolverare il mio arrugginito francese.

E allora ecco a voi la summa di tutto quello che mi circonda: la musica delle giostre, il suono di una lingua armoniosa, le immagini di una vacanza che, pur potendo andare assai meglio, mi ha lasciato tante bellissime foto e la voglia di tornare, magari con un velo di ottimismo che in quel periodo mi mancava.

E il cielo grigio, come oggi, un cielo che non promette pioggia ma che ti fa desiderare il sole, magari in riva al mare, magari al tramonto, magari a dicembre. E magari con qualcuno accanto.

Oggi è la festa della donna, quindi ne approfitto per fare gli auguri a tutte quelle che leggeranno questo post, soprattutto a quelle bionde che lavorano troppo!

sabato 26 febbraio 2011

La valse


Ci sono momenti in cui si ha solo bisogno di un po'di calore, del sole sul viso, di stare seduta su di un muretto ad occhi chiusi e vedere sotto le palpebre quel bel colore aranciato che sa di primavera.

A volte mi sembra che il mio problema più grande sia l'avere sempre freddo. Forse se riuscissi a scaldarmi non sarei mai triste.

Ma la primavera non arriva e io sono qui a scrivere con le mani gelate e aspetto che il bollitore fischi. Ascolto una musica bellissima e cerco bei colori da guardare a lungo senza stancarmi, cerco bei colori di bei vestiti, di bei capelli, di bei fiori sugli alberi e di stupende fossette sulle guance di bellissime ragazze che, guarda un po', non ci sono.

E mi viene da piangere, non per i colori, per gli alberi o per le guance, ma per la musica. Ha quel sapore di giostra che gira troppo veloce, una giostra d'altri tempi con i cavalli beige e le rifiniture dorate.

Ritorno alle foto di fiori, perchè sì, perchè ci vogliono proprio i fiori in questi casi. Questa la scattai la scorsa estate in montagna, dopo un temporale. Faceva freddo e mi bagnai tutte le scarpe, ma non credo esista al mondo qualcosa di più bello delle ortensie dopo la pioggia.

venerdì 25 febbraio 2011

Come to my window

La mia camera ha due lucernari da cui si vede il cielo, purtroppo in questi giorni quasi sempre grigio. Ma quando scosto la tendina Ikea e guardo fuori, verso le finestre dell'ultimo piano e le tende verdi sui balconi, già pregusto l'estate, i vetri aperti, la luna.

E' finita la mia prima settimana torinese e mi sembra di essere tornata dalla gita. Devo ancora rendermi conto che in realtà è proprio il contrario. Ho imparato i nomi di alcune vie, inizio a capire quali tram prendere per tornare a casa e piano piano scoprirò il resto. Sarà una bella avventura.

Mi rendo conto di avere una prosa vergognosa quando scrivo su questo blog, sarà che scrivo sempre mezza deconcentrata... Mi riprometto di metterci più attenzione in futuro, magari di scrivere da Torino, senza tutta la famiglia che mi turbina attorno.

Per ora vi saluto e se vi va cercate la bella canzone che da il titolo da questo post, non riesco a smettere di ascoltarla.

mercoledì 16 febbraio 2011

Profumi lontani sotto la pioggia

Poche parole oggi, trattenendo il respiro in attesa di domattina.

Oggi è stata una bella giornata, passata sotto la pioggia lottando contro il raffreddore pur di trascorrere un po'di tempo con un'amica speciale, tra negozietti etnici, cibi che sono incognite e parole, tante tante parole.

A casa mi aspettava una sorpresa dolce, bella: una cartolina di buon anno, imbucata dalla cara Hiroko-san quasi due mesi fa, in Giappone. La calligrafia ordinata, il timbro dell'anno del coniglio: proprio una bella sorpresa.
E, anche se le poste italiane l'hanno recapitata solo oggi, questa volta non sono così arrabbiata. Diciamo che lo prendo come un augurio per l'inizio del mio anno nuovo, a Torino, a partire da domani.

Sono pronta, emozionata.
Spero di fare belle foto d'ora in poi, di collezionare tanti momenti preziosi.

domenica 13 febbraio 2011

Nebbia, sonno e mal di gola

Volevo mettere questa foto alla fine, ma la mia assoluta incapacità di trattare con il computer non me l'ha permesso. Tant'è, è venuta talmente male che probabilmente non capirete di chi si tratta finchè non ve lo dirò.

Gli scorsi giorni sono passati un po'come un tornado. Tra un'influenza e l'altra di tutti i componenti della famiglia, sono riuscita ad andare avanti e indietro da Torino due volte questa settimana, per portare le mie cose. Eh sì, alla fine ho trovato il mio tanto ambito posto letto. E anche se so benissimo che le cose non cambieranno poi molto, che tornerò a casa ogni fine settimana, mi sembra così strano... Forse inizio a percepire il cambiamento che agognavo la scorsa estate. E, anche se mi vergogno un po'ad ammetterlo, sono elettrizzata.

Guardando fuori dalla finestra ora non vedo altro che nebbia e sento l'umidità nelle ossa. Mi ero abituata troppo al sole. Stavo quasi sognando la primavera.

Ok, ora ve lo dico: ieri sera sono andata al concerto degli Skunk Anansie a Milano. Non credo di avere parole per descriverli, sono rimasta davvero senza fiato: non ho mai assistito ad una performance tanto potente, energica e tecnicamente impeccabile.
Lo so, suono come una piccola fan e forse lo sono. Ma era quello che mi ci voleva.

lunedì 7 febbraio 2011

Di ricordi e bigiotteria vintage


Ho preso trenta al mio primo esame. Questa cosa sembra aver reso felice la mia famiglia molto più di me. Soprattutto mio nonno, primo fan della mia istruzione.

Ieri sono andata a trovarlo assie a mio padre. Per la prima volta quest'anno si poteva stare senza giacca all'aperto e vedere la neve sulle montagne mentre il sole ti accarezza il viso sarebbe stato abbastanza per rendermi felice. E invece mio nonno ha voluto farmi un regalo: mi ha detto di scegliere quello che volevo tra le cose di mia nonna.

Ora non mi dilungherò a raccontare di lei, anche perchè praticamente non l'ho mai conosciuta. So soltanto che era una donna forte e coraggiosa e che mi piacerebbe assomigliare a lei un giorno.

Ho scelto questo braccialetto un po'vintage, appariscente e di poco valore.

Il vintage è un'altra delle mie passioni, anche se non ho certo il fisico della pin-up e mi concedo qualche sfizio nel vestire soltanto in estate. Immagino sarà un argomento che uscirà spesso nei futuri post.
Ad ogni modo mi piace pensare che questo braccialetto, più che un ninnolo vintage, sia un modo per ricordarmi di lei, della mia nonna.

E non mi importa se alla fine è uscito lo stesso un post stappalacrime, almeno per una volta non parlo di fiori!

venerdì 4 febbraio 2011

Oh the daffodils look lovely today


Se chiudo gli occhi sento il profumo del vento che cambia.

Oggi il sole è tiepido, c'è una brezza leggera e io sorrido. Forse le cose stanno cambiando davvero.

Forse la foto di oggi farà pensare che questo stia definitivamente diventando un blog di floricultura. Che posso dirvi, ho comprato i naricisi e ora che stanno fiorendo non posso fare a meno di guardarli continuamente.
I narcisi negli anni sono diventati, se non proprio i miei fiori preferiti, un simbolo importante. Per un qualche strano motivo sono sempre stati legati alla voglia di cambiare, al bisogno di ripartire da me stessa per costruire tutto il resto. Quindi potrebbe esserci momento migliore di questo per sbocciare?

Presto o tardi inizierò a scrivere qualcosa di un minimo interesse per chi legge, giuro. Magari già da settimana prossima, con l'uscita di Arabica4. E con l'interrogativo "Che cavolo è Arabica4?" vi saluto!

venerdì 28 gennaio 2011

Andare in letargo

Sono sbocciati anche i giacinti bianchi. Anche se non c'è più il sole.

Questo cielo grigio mi mette malinconia. Io che speravo in una primavera anticipata... E invece sono di nuovo qui a studiare di fianco alla stufa a legna, con un sonno prepotente che mi chiude gli occhi e il bisogno fisico di uscire a fare due passi con qualcuno, non importa chi, e sentire il sole tiepido sulle guance.

Lunedì sarò a Torino, nella speranza di trovare il tanto sospirato appartamento che finalmente mi strapperà dalle spietate grinfie di Trenitalia, dei treni perennemente in ritardo e delle carrozze senza riscaldamento. Forse questa volta sarà quella buona, forse sarò io a far arrivare la primavera cambiando finalmente tutto.
E' dalla scorsa estate che mi ripeto che, una volta a Torino, la mia vita sarebbe cambiata radicalmente. Ora devo solo avere il coraggio di fare il salto.

Sto ancora pensando alla piega che voglio dare a questo blog, perchè è evidente che non interessa a nessuno quando fioriscono i miei giacinti o se vedo una coccinella passeggiare sul vetro della finestra. Purtroppo temo di non avere molto altro da raccontare...

lunedì 24 gennaio 2011

Coccinelle e cielo azzurro


Lo scorso autunno è passato senza che io me ne accorgessi, talmente ero presa dall'aver iniziato l'università, dalla vita da pendolare e tutto il resto. E probabilmente ora l'inverno me la sta facendo pagare dandomi l'impressione di non dover finire mai più, avvolgendomi con una coperta di malinconia, tristezza e, ultimamente, anche insonnia.

Fino a pochi anni fa amavo l'inverno: credo sia normale, quando si è adolescenti, avere bisogno di una pausa, di bloccare tutto per un po', di congelare le brutte situazioni e coprirle di neve.
Solo da un paio d'anni ho iniziato ad attendere la primavera come qualcosa di necessario, immancabile, rinvigorente. Ho iniziato ad amare i fiori, in realtà ad esserne un po'ossessionata, tanto da sapere a memoria l'ordine in cui fioriranno tutti gli alberi più belli della mia città e non solo. E spesso, quando sono un po'giù, scendo in giardino e ne raccolgo uno, uno soltanto, da mettere sulla mia scrivania.

Questa mattina mi sono svegliata presto da una notte quasi insonne, di pessimo umore. E, guardando fuori dalla finestra ho visto camminare sul vetro due piccole coccinelle.
Lo so che è ancora gennaio, ma mi è sembrato un segno che la primavera sta davvero arrivando.

domenica 23 gennaio 2011

Juggling and tangerine

Oggi mi sono presa un giorno di vacanza dallo studio.
Dopo essere stata costretta ad una levataccia ieri mattina per andare a Torino a sostenere la seconda delle tre parti dell'esame di letteratura italiana, e pregustando lo studio folle per la terza parte che si terrà la settimana prossima, oggi ho deciso di rilassarmi. E di approfittarne per ordinare qualcosa che desideravo da moltissimi: tre sfere acriliche per il contact juggling.

Che cos'è il contact juggling? E' qualcosa a metà tra la giocoleria e il mimo, ma a vederlo sembra quasi magia. I veri maestri sembrano far fluttuare in aria delle sfere simili a bolle di sapone.
E' passato più di un anno da quando l'ho scoperto, rimanendo incantata davanti ad un giocoliere alla fiera del mio paese, e da quando ho comprato la mia stage arancione (sì, quella specie di arancia lucida che è finita tra i mandarini). Adesso aspetterò con pazienza l'arrivo delle mie bolle di sapone.

E nel frattempo oggi, tanto per provare, sono finita anch'io, come molti juggler principianti, a far cadere ovunque mandarini e arance. Per la somma gioia di mio padre, che mi guardava con aria sconcertata.

Nel caso ve lo stiate chedendo (parlo al plurale perchè il giorno di riposo mi ha dato una scarica di ottimismo), questo non sarà un blog di giocoleria. Purtroppo, perchè sono un po'scarsa.

giovedì 20 gennaio 2011

Prima di tutto i giacinti

Mi piace l'idea di aprire il mio blog con dei fiori, anche se non è ancora primavera.
Quando ho comprato i bulbi dei miei giacinti era novembre. Ora in casa c'è profumo di marzo, nonostante la nebbia fuori e il calendario che cerca di contraddirmi.

Non so che piega prenderà questo blog. Me lo sono chiesta per non so quanti giorni, riflettendo su cosa valga davvero la pena di scrivere. Non posso affermare che questo sarà un blog riservato esclusivamente a qualcosa, ho troppe passioni e probabilmente non sono brava abbastanza per dedicarmi ad una in particolare. Quindi staremo a vedere.

Per ora vi saluto