domenica 3 aprile 2011

Cosa diceva Neruda della primavera coi ciliegi?

Questa volta lo posso proprio dire: è iniziata la primavera. Si comincia ad uscire senza giacca, si mostrano le braccia, si comincia a sentire il bisogno degli occhiali da sole e si mangiano i primi gelati.

Che posso dire? Sto bene. Sto bene con la valigia ai piedi del letto e il treno che nel finesettimana mi riporta qui. Forse sarà da vigliacchi, dimenticarsi di quello che qui non va bene per cinque giorni la settimana. Sarà anche che non ho ancora preso il ritmo e cerco di non vedere gli eventuali problemi di quei cinque giorni. Come diceva la canzone, sarà quel che sarà. Ciò che importa è che io sto bene.

Sto cercando di assorbire tutto il sole possibile dimenticandomi di tutto il resto, delle fossette e dei fiori rossi, di tutto ciò che scalda il cuore che non sia il profumo delle gemme sui rami. E, anche se sono consapevole che non potrò rimanere così isolata ancora a lungo, voglio almeno provare ad essere felice solo perchè è primavera e io sto rinascendo in un'altra città per la prima volta in vent'anni.

Poche settimane fa è nato dalla mia testa un nuovo personaggio, un altro di quelli che mi perseguiteranno finchè non avrò una storia da regalare loro, un po'come ha fatto Eva lo scorso inverno. È una ragazza con il cappello di paglia che cammina in riva al fiume con le braccia spalancate e gli occhi di chi racconta le fiabe. Danza pericolosamente vicina all'acqua sul suono lieve di un pianoforte suonato dietro le tende bianche di una finestra aperta.

Questo per spiegare la foto, scattata ieri al cappello di mia zia e al narciso che ora sta sul mio comodino in una bottiglietta di vetro.

Sono romantica in questi giorni. La mia parte eremita trema per il terrore di essere inglobata dai boccioli.

2 commenti:

  1. Io faccio il tifo per i boccioli.

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  2. Anch'io in fondo. Anche se non lo ammetterò mai ^^

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