lunedì 18 giugno 2012


Ogni tanto le stesse canzoni hanno sapori diversi in periodi diversi.

No, non sono tornata. Non ancora almeno. Gli esami e tutto il resto mi stanno mangiando l'anima e la creatività.
Magari con l'estate.

giovedì 26 aprile 2012

Postcards from anywhere

Elenco assolutamente random delle cartoline appese sulla lavagna magnetica davanti alla mia scrivania:
  • Tre bellissime illustrazioni di Alphonse Mucha: Dance, Night's rest, Music
  • Giuditta I, di Gustav Klimt
  • Ida as the playcard, di Saudek
  • Una pubblicità trovata in biblioteca, con una gabbia in controluce e un canarino che vola via
  • Un'altra pubblicità, inviatami da un'amica di penna tedesca, dove una ragazza con un casco cerca di acchiappare grandi farfalle rosa con un forcone e la scritta "Don't be stupid, be naif"
  • Una serie di bellissime, stupende, sublimi cartoline in bianco e nero con tazzine da caffè, pubblicità della meravigliosa rivista Arabica Fenice 
Alla mia destra due cartoline di San Francisco, sempre da un'amica di penna, e la cartina della metro di Tokyo.

Che ci posso fare, sarà un hobby da vecchia signora, ma le cartoline mi fanno viaggiare, nel tempo e nell'arte.

giovedì 19 aprile 2012

Irene per Insonnia, off-records

Il fatto che io pensi in inglese è preoccupante. Il fatto che io sia in grado di scrivere una cartella di pensieri completamente random in dieci minuti è sconcertante. Ma che la pubblichi sul mio blog è forse ancora più grave. In ogni caso, ecco.

There are things I am not really ready to think of, not now. There are things that I'd rather not notice.

Like the expression on her face today when I said I already sacrificed everything to my dream of going away. I probably realised it today myself: I sacrificed everything, my family and my friends, my need of love, my romantic personality and my writing along with it. I gave up on everything else because I don't want anything to stop me. And the look on her face, maybe I just dreamed it, but it was like she was telling me “Than there is no way we are going to have anything, isn't it?”. And she got it, I know she understood me perfectly. She understood what I told her yesterday about being crazy, she listened to me while I explained her my favourite poem, my favourite sculpture, my favourite book, all created by crazy people. And indeed the fact that she understood me, or at least the fact that I think she did, makes me want to cry, because I know that, whether I like it or not, I will sacrifice a possible thing with her, just like everything else.

I don't know what I want to do in the future, I'm so scared of thinking about the future that I don't even dare to dream.

This morning I saw a couple kissing and smiling and hugging. And the only thing I've been able to think has been: I don't think I will ever be able to look like that. And yet I did it, a long time ago, I looked that crazy, that lost in another world. So I have to rephrase: I don't think I will ever be able to look like that again.

I am so damn scared that, after years of sacrificing my love and my dreams to my great escape, I won't be able to be myself again, not even in a place that could grant me happiness.

I can't say I'm unhappy here. I am happy: I have friends and a bike and trees and spring. But that's all, I don't ask for anything else because I know I don't have to love this place too much. It's easy to be happy when all you ask for is a bike and green.

giovedì 12 aprile 2012

I feel so alone on a Friday night

Mi ero ripromessa che avrei scritto delle mie vacanze di Pasqua, in particolare di Venezia e delle montagne e di Klimt. Ma in questo momento sono sdraiata sul mio letto, a Torino, presa da uno sconforto che non mi so spiegare, ascolto musica malinconica e non riesco a pensare a niente al di fuori del mal di testa che mi pulsa in mezzo alla fronte da quando mi sono svegliata questa mattina.
Ieri sera... ieri sera ho accarezzato il rischio, ci sono andata davvero vicina. Ma non ci sono saltata dentro, certo che no. Non sarei più io, se mi mettessi a fare qualcosa senza prima scrivere una lista dei pro e dei contro. Quantomeno la notte mi ha portato dei sogni gentili, che ho dimenticato prima di aprire gli occhi ma che mi hanno regalato qualche ora di leggerezza.
Credo di avere mal di testa perché penso troppo, davvero troppo.

giovedì 5 aprile 2012

I want to wake up with the rain falling on a tin roof


Mi sento un po' come Snoopy quando scrive lettere d'amore lasciando vuoto lo spazio del destinatario.

mercoledì 4 aprile 2012

Un amico mi chiamava "bambina con i capelli rossi"

Sono un po' confusa. Credo sia la pioggia e l'essere senza stivali. Gli stivali mi danno sicurezza.
Sai quando ti batte forte il cuore e non ha senso, perché non hai più quindici anni? No, davvero non ha senso perché beh, una con gli anni impara a non sentire e la confusione diventa tachicardia. Un bel respiro e si torna a guardare dritto nel vuoto. Dritto davanti a te, dove dovrebbe esserci il futuro. Anche se per ora c'è solo il vuoto.
Il contatto fisico gratuito è una cosa che ho imparato negli ultimi due anni. Ho imparato che è normale, che non fa male. Che le persone normali stanno vicine e le loro mani si sfiorano e gli amici si abbracciano. Nonostante tutto lo sento ancora estraneo.
Credo che il problema sia che, nonostante tutto, io mi sento ancora un'estranea.

martedì 3 aprile 2012

Ho visto un quadrifoglio oltre una rete e ho pensato ad una metafora

Ieri ripensavo alla storia dei pronomi.
Mi sono resa conto che non scrivo nulla da molto tempo, soprattutto che non invento un nuovo personaggio da moltissimo. L'anno scorso di questi tempi stavo lavorando sulla ragazza con il cappello di paglia.
Tra un mese ho la consegna di un racconto per la radio. Sulle fragole. Ieri prima della lezione di Inglese mi sono messa a pescare tra le idee. Ed è stato lì che sono usciti i pronomi.
Il problema della radio è che, per quanto tu sia brava con i pronomi neutri e tutto il resto, poi il tuo racconto dovrà essere letto da un'attrice o da un attore. Chiederanno a te da chi dovrà essere letto.
Forse è questa la mia idea di paura legata dallo scrivere: chiedere che sia l'attrice a leggere.
Una dopo tanti anni dovrebbe smetterla di farsi certe paranoie...

martedì 27 marzo 2012

Pedalando verso gli esami

Ci sono giorni in cui le circostanze sembrano prenderti in giro. Come ieri pomeriggio quando con la bici ho costeggiato il parco, dove decine di ragazzi se ne stavano sdraiati sull'erba a prendere il sole tiepido di fine marzo mentre io dovevo tornare a casa a studiare.
Altri giorni invece arrivano dei regali inaspettati, che per pochi minuti cancellano la pesantezza. Come oggi prima dell'inizio della lezione di Giapponese, quando dalla finestra aperta per qualche momento è salito dalla strada il suono di una fisarmonica, una canzone dolcissima e allegra, come il colore del cielo in questi ultimi giorni.
La morale della favola è che la primavera ogni tanto pensa che anch'io mi meriti un attimo di pausa.

giovedì 22 marzo 2012

mercoledì 21 marzo 2012

And it's hard to dance with the devil on your back

Negli ultimi giorni non ho avuto quasi il tempo di respirare, men che meno di scrivere. Ma cerco di rimanere fedele al mio proposito e ogni giorno scrivo su un quadernino verde regalatomi da mia nonna qualcosa che mi ha fatta riflettere o che mi ha ispirata o che semplicemente mi ha fatto sentire qualcosa.
Sono una persona mediamente insensibile. Credo che la parola migliore per descrivermi sia "numb", anche se non saprei come tradurla. Negli ultimi giorni invece sono stata un disastro, un'accozzaglia di pensieri incasinati, di ansie e di nervosismo.
Faccio sogni allucinanti e, paradossalmente, quelli meno assurdi sono quelli che mi sconvolgono di più.
Ieri mattina ero terrorizzata. Mentre prendevamo un caffè prima di andare in biblioteca un'amica mi ha detto che la faccio sentire impotente, che sono l'unica persona alla quale non sa che cosa dire per essere d'aiuto. Avrei voluto dirle che lei non c'entra niente. Ma come li spieghi i tuoi fantasmi a qualcuno che ti ha conosciuta dopo, quando già avevi imparato a ridere.
A volte mi chiedo se ci sarà qualcuno, un giorno, a cui raccontare questa malata storia senza aver paura di vederlo scappare.

giovedì 15 marzo 2012

Violini? Boh, io volevo il jazz

Mi sono svegliata con l'ansia addosso. Per una notte ho fatto un sogno normale, senza nemmeno una morte atroce o una catastrofe naturale, ma mi sono svegliata più in ansia del solito. E sono rimasta così per tutto il giorno, lo sono anche ora. Non facevo sogni normali, se così li possiamo chiamare, da troppo tempo.
Per placare quest'ansia sono andata a fare un giro il libreria, perché i classici in inglese sono sempre una soddisfazione immensa. Mi sono portata a casa Il grande Gatsby, perché ho bisogno di una storia così, piena di alcool, gonne corte e luci riflesse nell'acqua. Ora mangio gelato confezionato e cerco di non sentirmi in colpa perché non sto studiando.

Le ispirazioni di oggi sono così, un po' prosaiche.

mercoledì 14 marzo 2012

Pronomi neutri e giacche bordeaux

Hai presente le giacche con il bavero, quelle da persona seria che vedi indosso ad una studentessa universitaria solo se sono di velluto o di colori improbabili? Ecco, quel bavero non sembra fatto apposta per essere afferrato, attirare a te la persona che indossa la giacca e lasciare un bacio inaspettato sulle sue labbra?
Così, pensieri random, solo potenzialmente pericolosi.

Oggi a lezione di inglese la professoressa ci ha parlato di un libro scritto tutto in modo che non si capisca se la voce parlante è un uomo o una donna. Ho pensato che io sono bravissima in questi giochi, anche in italiano. Diciamo che ci ho vissuto per anni, con i pronomi neutri.

martedì 13 marzo 2012

Chiudi gli occhi e dai un nome a quella nuvola nera che ti pesa nel petto, quella cosa che ti tormenta prima di dormire e ti raffredda le mani anche quando fuori ci sono 20 gradi.
Hai qualcosa da scrivere.
Io leggo. Ho indosso un vestito nuovo troppo colorato per essere io e leggo.
Non scrivo perché non ho nulla da scrivere.

venerdì 9 marzo 2012

I'm losing my mind losing my mind losing control

Lo so, sto mantenendo sempre meno la mia promessa di scrivere ogni giorno. Sono stata male negli ultimi giorni, uscendo a stento da casa. Anche oggi non sono per nulla uscita, è già un buon segno che io non sia ancora in pigiama, ma ho trovato comunque una piccola ispirazione. La musica
Mi capita, a volte, di avvertire il bisogno di ascoltare musica nuova. In questo momento sto ascoltando un magnifico pezzo di violino. Se chiudo gli occhi riesco ad immaginare persone eleganti che ballano, di notte, in vestiti colorati.
Ultimamente sto riscoprendo il fascino degli strumenti musicali, da ascoltare uno per uno. Negli scorsi giorni di mal di testa allucinanti e di mancanza di analgesici efficaci mi sono ritrovata ad ascoltare la poesia che esce dalle mani di Ludovico Einaudi. Stando sdraiata sul divano nella penombra del tardo pomeriggio, la casa vuota, riuscivo quasi a dimenticarmi di tutto.
Ci sono discorsi che mi ronzano in testa, discorsi complicati che poco sanno di ispirazione (a meno che per ispirazione non si intenda anche ciò che ti accende una voglia bruciante di scrivere una storia dolorosa, forse scontata per essere tua, ma che ha bisogno di vedere la luce). Ma non credo ne parlerò presto, almeno non finché non riuscirò a concretizzare l'idea, ad elaborarla a modo mio. Certi argomenti hanno semplicemente bisogno di tempo.
Per ora quindi vi lascio con questa canzone, che un po' ha a che fare con le mie riflessioni, o almeno nella mia testa malata e alienata dalla realtà.

domenica 4 marzo 2012

La pioggia, la primavera, forse anche i fantasmi (e le citazioni colte nei titoli)

Ci sono cose che non smetteranno mai di emozionarmi. Come il ticchettio della pioggia sulle tegole della mia camera mentre cerco di addormentarmi. O le pagine ingiallite e ruvide dei libri di poesia nelle edizioni economiche. Non credo esista al mondo una sensazione paragonabile a quella di far scorrere i polpastrelli ai lati della pagina mentre leggi sotto voce le ultime parole di una donna che non smetterà mai di ispirarti. O di inseguirti, che forse è più o meno la stessa cosa.
Sì, ho ritrovato il mio libro di poesie di Sylvia Plath. E sì, ho riletto le mie preferite.
Ogni volta che apro quel libro non riesco a non pensare alla mia professoressa di inglese del liceo, che dopo avermela consigliata deve essersi un pochino preoccupata per la mia sanità mentale, vedendo la mia assoluta fascinazione per le sue opere.
Credo sia sorprendente quanto, nonostante io e i miei gusti siamo cresciuti in questi due anni, Edge mi metta ancora i brividi. Quanto mi tatuerei sull'avambraccio i versi di Lady Lazarus. Quanto Tulips mi faccia pizzicare le narici con un odore di disinfettante e di fiori freschi.
A ben pensarci sono anni che non leggo più poesia. E mi manca, mi manca moltissimo. In fin dei conti credo di aver smesso quando è finito il liceo, più per la pigrizia che per la mancanza di qualcuno a spiegarmi il significato di ciò che leggo.
Proviamo a fare così: sapreste consigliarmi qualche poeta? Qual è il vostro poeta o la vostra poetessa preferita? Quali versi vi tatuereste sotto la pelle per tenerli sempre con voi, perché sono parte di voi?
Io mi tatuerei questi:

There is a charge
for the eyeing of my scars, there is a charge
for the hearing of my hearts -
it really goes.
And there is a charge, a very large charge,
for a word or a touch
or a bit of blood
or a piece of my hair or my clothes.
[Lady Lazarus, Sylvia Plath]

venerdì 2 marzo 2012

Quando fioriranno i tulipani?

A volte, presa come sono da questa vita universitaria che è così diversa dalla mia vita di prima, mi dimentico che, anche se di fuori mi sono ammorbidita, alla fin fine sono sempre io. La ragazzina che ogni tanto ha bisogno di stare da sola, di stare in silenzio, di cantare una canzone triste a bassa voce e poi di spegnersi, per ricucire i pezzi di tempo e di pensieri che scappano dalle dita.
Qui sono sempre così impegnata, sempre così circondata da altri, che quasi mi dimentico cosa vuol dire essere tristi.
Tempo fa scrissi un racconto su di un fantascientifico impianto per controllare le emozioni, un "microcip emozionale" per citare i Subsonica. Ricordo di aver passato non so quante ore guardando in repeat il bellissimo video di All is full of love e chiedendomi come ci si debba sentire ad essere di metallo.
A volte non riesco a scacciare dalla mia testa l'idea di stare vivendo sotto l'effetto di un potente anestetico (anche gli anestetici ritornano spesso nei miei racconti): so che quando mi sveglierò farà male, male da morire. Ma in fondo non riesco a non desiderarlo, di svegliarmi.

mercoledì 29 febbraio 2012

I want to know what is't like

Oggi posto prima del solito, perché ho trovato questo video e credo che non riuscirò a trovare, nelle quattro ore di lezione che mi aspettano, qualcosa che mi ispiri più di questo.
Sto sempre in silenzio. Ma a volte mi viene da urlare.

martedì 28 febbraio 2012

Sulla felicità

It had seemed like the beginning of happiness, and Clarissa is still sometimes shocked, more than thirty years later, to realize that it washappiness; that the entire experience lay in a kiss and a walk, the anticipation of dinner and a book...What lives undimmed in Clarissa's mind more than three decades later is a kiss at dusk on a patch of dead grass, and a walk around a pond as mosquitoes droned in the darkening air. There is still that singular perfection, and it's perfect in part because it seemed, at the time, so clearly to promise more. Now she knows: That was the moment, right then. There has been no other. [The Hours, Michael Cunningham]

Questa citazione è una delle mie frasi preferite di quello che ritengo essere il mio libro preferito. Di certo è il libro che ho letto più volte, in italiano e in inglese. E in un certo senso questa citazione ha cambiato il mio modo di guardare alla felicità.
Quando penso alla felicità come concetto astratto non riesco a non pensare al tema della maturità. Ho subito pensato che fosse una traccia troppo difficile: come si fa a chiedere a dei diciannovenni spaventati che cos'è la felicità? Cercando di argomentare la mia tesi non sono riuscita a trattenermi dal citare The Hours, anche se in un modo assai balbettante anche per essere scritto.
Ci sono frasi nei libri che ti segnano dentro, che ti fanno rendere conto di non voler vivere in attesa di qualcosa di grande che arriverà, prima o poi. Che la felicità può scapparti dalle mani senza che tu nemmeno te ne renda conto e non tornare più.

Qualche tempo fa ho letto non ricordo più dove una domanda: qual è il libro che ti ha cambiato la vita?
Forse "cambiare la vita" è un po' eccessivo, ma se dovessi scegliere io direi questo. E voi?

domenica 26 febbraio 2012

To being an "us" for once, instead of a "them"

Ieri, tra una sessione intensiva di studio, una chiacchierata in chat con un'amica malaticcia e un film discutibile, non sono riuscita a scrivere nulla. Forse perché lo studio ispira ben poco, o forse perché inizio a mostrare la mia pigrizia.
Oggi sono stata ispirata, un'idea pesante di quelle che ti si bloccano all'altezza dello sterno e che non ti permettono di deglutire. Ma credo di non essere ancora in grado di tramutare tale idea in parole e forse non è nemmeno il caso, quindi per l'ispirazione di oggi mi gioco una carta che conservo da qualche tempo.

Ora, soprassediamo sulla qualità del video in sè e passiamo al concetto. La vie boheme.
Chi di noi wannabe-artisti non l'ha mai sognata? Una vita fatta di ispirazione, di comunicazione, di trasgressione. Una vita vissuta assieme a persone simili, senza la paura del giudizio altrui.
A volte penso ai miei diciassette anni e mi chiedo se quell'estate non sia stata la mia vie boheme. Penso a quanto ho pianto, scritto, ballato, a quanto ho bevuto quell'estate, a come stavo bene crogiolandomi nell'idea che i miei amici fossero la mia unica famiglia, gli unici in grado di accettarmi e di volermi bene. Poi ne riparlo con loro e mi ritrovo ad ammettere che no, non tornerei indietro per nulla al mondo.
Ma mi manca, certo. Ed è in qualche modo ironico che, ora che ho tutto quello che desideravo a diciassette anni, io senta la mancanza dei miei diciassette anni. Qualcuno potrebbe pensare che ho paura di crescere, ma non è così.
Ho paura di diventare normale. E di non sentire più niente.

La canzone del video si intitola (ovviamente) La vie boheme ed è tratta dal bellissimo musical RENT. Se avete un paio d'ore e una buona scorta di fazzoletti ve lo consiglio, mi ha incantata e fatta cantare.

venerdì 24 febbraio 2012

Back to future

Cercavo qualcosa di appropriato per descrivere i miei sentimenti oggi e ho trovato questa nel mio archivio, se così vogliamo chiamare la cartella piena di scatti discutibili che occupa fin troppa memoria del mio povero computer.
Ovviamente questa non è una foto scattata di recente. Anzi, credo sia passato quasi un anno da quel giorno quando sono scesa in cortile a fotografare tutti i fiori possibili con mia zia che mi fissava stranita (io non scendo mai in cortile, fa parte del personaggio). Ma trovo che quest'immagine colga lo spirito di questa giornata appena finita che, per quanto priva di eventi, mi ha incantata con un cielo tremendamente azzurro dietro i rami ancora del tutto spogli.
Chi segue il mio blog da un po' sa quanto io ami la primavera. E, anche se è ancora febbraio, il semplice fatto di uscire con la gicca di pelle invece che con il piumino mi rende felice oltre ogni dire. E ispirata. Perché la primavera ispira cambiamento e vita. E l'aria tiepida ha un sapore dolce di felicità e biciclette bianche che corrono parallele ai binari del tram.
Così oggi vi lascio con un brano che non ascoltavo da un po', probabilmente proprio dalla primavera dello scorso anno. So che il video è di scarsa qualità, ma l'immagine delle mani sulla tastiera del pianoforte è così semplicemente bella che non ho potuto resistere.

giovedì 23 febbraio 2012

Piacevoli distrazioni

Oggi come due giorni fa sono davvero troppo stanca per mettermi a cercare un video o un'immagine per esprimere ciò che mi passa per la testa.
Anche oggi ho passato buona parte del pomeriggio e tutta la sera con i ragazzi giapponesi, in giro per Torino e poi a mangiare una buona pizza (in una pizzeria un po' pretenziosa) e, devo ammetterlo, sto ridendo più in queste ultime settimane che nell'ultimo anno.
Sto imparando a divertirmi (nel modo nerd e un po' scemo di quelli di lingue orientali, ma è già un inizio).
E sono stanchissima, perché dopo le lezioni finisco sempre a camminare per la città con persone improbabili facendo discorsi assurdi. Quindi ora vi saluto e mi butto nel letto.
A domani

martedì 21 febbraio 2012

Smile, though you heart is aching

Oggi di ispirazioni ne ho avute molte, così tante che sono tornata a casa da neanche mezz'ora.
Ieri sera sono andata andata a letto così arrabbiata che non sono riuscita a prendere sonno e questa mattina non riuscivo a scacciare il nervosismo, nonostante la prima interessantissima lezione di antropologia (forse il nervosismo è dovuto anche al fatto che non potrò seguirla, una grama volta che mi capita di scegliere un corso lontanamente interessante).
Poi, dopo la lezione di inglese, io e alcuni miei compagni siamo andati ad un incontro con dei ragazzi in scambio dal Giappone. E da un'ora di chiacchiere su argomenti assegnatici dalla prof siamo passati a un'ora di chiacchiere nel cortile dell'università, poi ad un apericena, fino ad una passeggiata fino alla fermata dell'autobus, lasciandoci con un appuntamento per dopodomani.
Sono contenta perché finalmente i miei studi iniziano a dare dei frutti, perché alla fin fine il bello di studiare le lingue è proprio questo: comunicare. E ridere, perché le risate sono universali.
Niente foto e niente video oggi, non ho davvero voglia di mettermi a cercare. Solo la buonanotte.

lunedì 20 febbraio 2012

Alleggerisci bello!

Oggi prima della lezione di Giapponese ho aperto il quaderno e ho scritto in alto "Today's inspiration". Ora, tralasciando le ragioni per le quali io sento il bisogno di scrivere/parlare in inglese quando rifletto, ecco cosa sono riuscita a tirare fuori in quei dieci minuti che ho passato seduta nel corridoio prima di rendermi conto di aver sbagliato aula:
  • una bella donna con una fedora nera
  • vino rosso e cioccolato
  • i musicisti di strada
Nessuno di questi argomenti mi è sembrato particolarmente adeguato (anche se sui musicisti, e più in generale sugli artisti di strada, presto o tardi tornerò a riflettere), quindi subito sotto ho tirato una riga e ho scritto in un rettangolo una sola parola, un concetto al quale penso da diverso tempo: muse.
Qualche anno fa avevo iniziato un progetto, rimasto incompiuto, di una raccolta di racconti basati uno su ogni musa. Mi è sempre piaciuta la mitologia greca e come si fa a non lasciarsi affascinare da figure del genere? Ma ultimamente è proprio il concetto di musa inteso come persona che mi interessa, l'idea che una persona, una donna (lo so, sono di parte) possa ispirare un/a artista.
Questo è quello che sono riuscita a scrivere oggi. E per favore non fate caso al fatto che io mi riferisca a me stessa come ad una scrittrice. Una ragazza ha il diritto di sognare.

Come ci si sente ad essere la musa di qualcuno?
I pittori hanno delle muse, i fotografi. Gli scrittori hanno delle muse? Forse i poeti. Ma i romanzieri? Immagino che scrivere un romanzo richieda così tanto tempo da rendere impossibile l'avere la stessa musa per più di un paio di lavori. Un po' come le relazioni. O forse gli scrittori non sono semplicemente fatti per la fedeltà.
Dev'essere una strana sensazione, essere la musa di qualcuno. Essere la fonte di ispirazione per la bellezza, per l'arte.
Non credo di aver mai avuto una musa. O forse ne ho avuta più di una, se una musa è la persona alla quale non riesci a smettere di pensare, quella persona che infesta i tuoi sogni per settimane lasciandoti senza fiato al risveglio. Ma nessuna di loro è durata a lungo, non da quando sono finalmente riuscita ad uccidere la mia ossessione per i fantasmi.
E poi credo che una musa debba sapere di essere tale, come un amante deve conoscere i tuoi sentimenti per essere in grado di corrisponderli, di ispirarti.
A volte sogno di essere la musa di qualcuno. Credo sarebbe un sentimento più forte dell'amore.

Oggi mi sono fatta prendere la mano, ma immagino sia meglio che rimanere in silenzio stampa per dei mesi. Quindi vi lascio con questo video diretto da Tasya Van Ree, la fotografa di cui parlavo ieri, e interpretato da Amber Heard, che lei considera la sua musa.

p.s. Un plauso a chi ha colto la citazione del titolo

domenica 19 febbraio 2012

Beauty is black and white

Non scrivo da mesi, me ne rendo conto. Non ho scuse se non la pigrizia.
In questi giorni ho avuto tempo per pensare, per distrarmi. Avrei anche avuto tempo per scrivere, ma non l'ho sfruttato al meglio, tanto per cambiare. Mi sono lasciata alle spalle anche questa sessione di esami, con una certa soddisfazione anche se consapevole che avrei potuto fare di più, molto di più. Ogni tanto mi lascio prendere dall'ansia di perdere tempo.
Ma mi sono resa conto che, se mi concentrassi solo sullo studio, come ho cercato di fare lo scorso anno, non riuscirei ad andare avanti. Per questo ho pensato ad un modo per cambiare.
Mi rendo conto di non essere una grande intellettuale. Non faccio discussioni filosofiche, anzi odio la filosofia, e non leggo libri colti o frequento locali colti. Ma ogni tanto anch'io mi ritrovo a pensare alla bellezza. Forse ho un senso estetico che non si conforma a quello dominante, probabilmente non si conforma nemmeno a quello dell'elite. Ma vedo la bellezza in quello che mi circonda.
E allora voglio provare a fare questo, voglio cercare ogni giorno qualcosa di bello, qualcosa che mi ispiri.
Non so se sarò in grado di portare avanti questo proposito con costanza, ma per oggi vi lascio questo video, che mi ha ispirata.

Mi piace la musica delle Uh huh her, la trovo onirica e ipnotica e mi fa cadere in un mondo tutto mio. E adoro Tasya Van Ree, tanto per le sue fotografie quanto per il fatto che la trovo semplicemente bellissima.
Sperando di avervi ispirato almeno un pochino,
Love

lunedì 2 gennaio 2012

Altro che ricci, le meduse sono davvero eleganti

Anni fa avevo un blog, un altro blog molto diverso da questo. Quasi otto anni fa avevo un blog che ora è perso da qualche parte nella rete (e grazie al cielo) e lì scrivevo praticamente tutto quello che non riuscivo a dire ad alta voce. Ed ero brava, bravissima, a giocare con le frasi e con i pronomi. Sono sempre stata una maestra nell'evitare i pronomi.

Ogni tanto mi prende un bisogno fisico di svuotare i cassetti, tirare fuori tutto e ricordare nel rimettere a posto. Ci sono posti che periodicamente svuoto e riordino, scatole dove ho costretto buona parte della mia vita passata (o dovrei dire delle mie vite, una per ogni scatola?), cartelline piene di fogli scarabocchiati, pacchetti di biglietti del cinema e contenitori di latta pieni di lettere che non rileggo quasi mai. Ma a volte la mia camera decide di farmi una sorpresa e fa saltare fuori qualcosa che non mi ricordavo di avere, che forse speravo di aver perso. Come oggi.

Ho ritrovato un vecchissimo diario che tenevo assieme alla mia migliore amica tra la fine delle scuole medie e l'inizio delle superiori. Per un qualche masochistico motivo ho provato a rileggerlo.

Di norma nel rileggere i miei vecchi diari sorrido: a tredici anni o giù di lì ero una ragazzina saccente, ampollosa e melodrammatica e, nella maggior parte delle pagine, cercavo di prendere in giro anche me stessa portando avanti la bella pantomima che avevo imparato a memoria per il giorno. Ma questo diario in particolare mi ha davvero messo i brividi.

Forse perché copre un periodo della mia vita che la mia mente cerca di dimenticare. Forse perché, nonostante tutto, non riesco a dimenticarlo e anzi ricordo ogni singolo dettaglio, ogni data, ricordo il tempo che faceva fuori dalla finestra durante quei giorni.

Guardo mio fratello e penso a cosa mi ronzava in testa alla sua età (e mi sento vecchia, vecchissima a dire “alla tua età”). Penso all'innocenza, ma non so se ne sento la mancanza. Forse mi manca sentire qualcosa.

Con questo vi lascio, facendovi gli auguri per un felice 2012. Come avete passato questi primi due giorni del nuovo anno? Io, come vedrete dalla foto di oggi, sono stata all'acquario di Genova. E alla bella mostra sul viaggio in Van Gogh e Gauguin, ma alle mostre non si possono fare fotografie!