mercoledì 29 febbraio 2012

I want to know what is't like

Oggi posto prima del solito, perché ho trovato questo video e credo che non riuscirò a trovare, nelle quattro ore di lezione che mi aspettano, qualcosa che mi ispiri più di questo.
Sto sempre in silenzio. Ma a volte mi viene da urlare.

martedì 28 febbraio 2012

Sulla felicità

It had seemed like the beginning of happiness, and Clarissa is still sometimes shocked, more than thirty years later, to realize that it washappiness; that the entire experience lay in a kiss and a walk, the anticipation of dinner and a book...What lives undimmed in Clarissa's mind more than three decades later is a kiss at dusk on a patch of dead grass, and a walk around a pond as mosquitoes droned in the darkening air. There is still that singular perfection, and it's perfect in part because it seemed, at the time, so clearly to promise more. Now she knows: That was the moment, right then. There has been no other. [The Hours, Michael Cunningham]

Questa citazione è una delle mie frasi preferite di quello che ritengo essere il mio libro preferito. Di certo è il libro che ho letto più volte, in italiano e in inglese. E in un certo senso questa citazione ha cambiato il mio modo di guardare alla felicità.
Quando penso alla felicità come concetto astratto non riesco a non pensare al tema della maturità. Ho subito pensato che fosse una traccia troppo difficile: come si fa a chiedere a dei diciannovenni spaventati che cos'è la felicità? Cercando di argomentare la mia tesi non sono riuscita a trattenermi dal citare The Hours, anche se in un modo assai balbettante anche per essere scritto.
Ci sono frasi nei libri che ti segnano dentro, che ti fanno rendere conto di non voler vivere in attesa di qualcosa di grande che arriverà, prima o poi. Che la felicità può scapparti dalle mani senza che tu nemmeno te ne renda conto e non tornare più.

Qualche tempo fa ho letto non ricordo più dove una domanda: qual è il libro che ti ha cambiato la vita?
Forse "cambiare la vita" è un po' eccessivo, ma se dovessi scegliere io direi questo. E voi?

domenica 26 febbraio 2012

To being an "us" for once, instead of a "them"

Ieri, tra una sessione intensiva di studio, una chiacchierata in chat con un'amica malaticcia e un film discutibile, non sono riuscita a scrivere nulla. Forse perché lo studio ispira ben poco, o forse perché inizio a mostrare la mia pigrizia.
Oggi sono stata ispirata, un'idea pesante di quelle che ti si bloccano all'altezza dello sterno e che non ti permettono di deglutire. Ma credo di non essere ancora in grado di tramutare tale idea in parole e forse non è nemmeno il caso, quindi per l'ispirazione di oggi mi gioco una carta che conservo da qualche tempo.

Ora, soprassediamo sulla qualità del video in sè e passiamo al concetto. La vie boheme.
Chi di noi wannabe-artisti non l'ha mai sognata? Una vita fatta di ispirazione, di comunicazione, di trasgressione. Una vita vissuta assieme a persone simili, senza la paura del giudizio altrui.
A volte penso ai miei diciassette anni e mi chiedo se quell'estate non sia stata la mia vie boheme. Penso a quanto ho pianto, scritto, ballato, a quanto ho bevuto quell'estate, a come stavo bene crogiolandomi nell'idea che i miei amici fossero la mia unica famiglia, gli unici in grado di accettarmi e di volermi bene. Poi ne riparlo con loro e mi ritrovo ad ammettere che no, non tornerei indietro per nulla al mondo.
Ma mi manca, certo. Ed è in qualche modo ironico che, ora che ho tutto quello che desideravo a diciassette anni, io senta la mancanza dei miei diciassette anni. Qualcuno potrebbe pensare che ho paura di crescere, ma non è così.
Ho paura di diventare normale. E di non sentire più niente.

La canzone del video si intitola (ovviamente) La vie boheme ed è tratta dal bellissimo musical RENT. Se avete un paio d'ore e una buona scorta di fazzoletti ve lo consiglio, mi ha incantata e fatta cantare.

venerdì 24 febbraio 2012

Back to future

Cercavo qualcosa di appropriato per descrivere i miei sentimenti oggi e ho trovato questa nel mio archivio, se così vogliamo chiamare la cartella piena di scatti discutibili che occupa fin troppa memoria del mio povero computer.
Ovviamente questa non è una foto scattata di recente. Anzi, credo sia passato quasi un anno da quel giorno quando sono scesa in cortile a fotografare tutti i fiori possibili con mia zia che mi fissava stranita (io non scendo mai in cortile, fa parte del personaggio). Ma trovo che quest'immagine colga lo spirito di questa giornata appena finita che, per quanto priva di eventi, mi ha incantata con un cielo tremendamente azzurro dietro i rami ancora del tutto spogli.
Chi segue il mio blog da un po' sa quanto io ami la primavera. E, anche se è ancora febbraio, il semplice fatto di uscire con la gicca di pelle invece che con il piumino mi rende felice oltre ogni dire. E ispirata. Perché la primavera ispira cambiamento e vita. E l'aria tiepida ha un sapore dolce di felicità e biciclette bianche che corrono parallele ai binari del tram.
Così oggi vi lascio con un brano che non ascoltavo da un po', probabilmente proprio dalla primavera dello scorso anno. So che il video è di scarsa qualità, ma l'immagine delle mani sulla tastiera del pianoforte è così semplicemente bella che non ho potuto resistere.

giovedì 23 febbraio 2012

Piacevoli distrazioni

Oggi come due giorni fa sono davvero troppo stanca per mettermi a cercare un video o un'immagine per esprimere ciò che mi passa per la testa.
Anche oggi ho passato buona parte del pomeriggio e tutta la sera con i ragazzi giapponesi, in giro per Torino e poi a mangiare una buona pizza (in una pizzeria un po' pretenziosa) e, devo ammetterlo, sto ridendo più in queste ultime settimane che nell'ultimo anno.
Sto imparando a divertirmi (nel modo nerd e un po' scemo di quelli di lingue orientali, ma è già un inizio).
E sono stanchissima, perché dopo le lezioni finisco sempre a camminare per la città con persone improbabili facendo discorsi assurdi. Quindi ora vi saluto e mi butto nel letto.
A domani

martedì 21 febbraio 2012

Smile, though you heart is aching

Oggi di ispirazioni ne ho avute molte, così tante che sono tornata a casa da neanche mezz'ora.
Ieri sera sono andata andata a letto così arrabbiata che non sono riuscita a prendere sonno e questa mattina non riuscivo a scacciare il nervosismo, nonostante la prima interessantissima lezione di antropologia (forse il nervosismo è dovuto anche al fatto che non potrò seguirla, una grama volta che mi capita di scegliere un corso lontanamente interessante).
Poi, dopo la lezione di inglese, io e alcuni miei compagni siamo andati ad un incontro con dei ragazzi in scambio dal Giappone. E da un'ora di chiacchiere su argomenti assegnatici dalla prof siamo passati a un'ora di chiacchiere nel cortile dell'università, poi ad un apericena, fino ad una passeggiata fino alla fermata dell'autobus, lasciandoci con un appuntamento per dopodomani.
Sono contenta perché finalmente i miei studi iniziano a dare dei frutti, perché alla fin fine il bello di studiare le lingue è proprio questo: comunicare. E ridere, perché le risate sono universali.
Niente foto e niente video oggi, non ho davvero voglia di mettermi a cercare. Solo la buonanotte.

lunedì 20 febbraio 2012

Alleggerisci bello!

Oggi prima della lezione di Giapponese ho aperto il quaderno e ho scritto in alto "Today's inspiration". Ora, tralasciando le ragioni per le quali io sento il bisogno di scrivere/parlare in inglese quando rifletto, ecco cosa sono riuscita a tirare fuori in quei dieci minuti che ho passato seduta nel corridoio prima di rendermi conto di aver sbagliato aula:
  • una bella donna con una fedora nera
  • vino rosso e cioccolato
  • i musicisti di strada
Nessuno di questi argomenti mi è sembrato particolarmente adeguato (anche se sui musicisti, e più in generale sugli artisti di strada, presto o tardi tornerò a riflettere), quindi subito sotto ho tirato una riga e ho scritto in un rettangolo una sola parola, un concetto al quale penso da diverso tempo: muse.
Qualche anno fa avevo iniziato un progetto, rimasto incompiuto, di una raccolta di racconti basati uno su ogni musa. Mi è sempre piaciuta la mitologia greca e come si fa a non lasciarsi affascinare da figure del genere? Ma ultimamente è proprio il concetto di musa inteso come persona che mi interessa, l'idea che una persona, una donna (lo so, sono di parte) possa ispirare un/a artista.
Questo è quello che sono riuscita a scrivere oggi. E per favore non fate caso al fatto che io mi riferisca a me stessa come ad una scrittrice. Una ragazza ha il diritto di sognare.

Come ci si sente ad essere la musa di qualcuno?
I pittori hanno delle muse, i fotografi. Gli scrittori hanno delle muse? Forse i poeti. Ma i romanzieri? Immagino che scrivere un romanzo richieda così tanto tempo da rendere impossibile l'avere la stessa musa per più di un paio di lavori. Un po' come le relazioni. O forse gli scrittori non sono semplicemente fatti per la fedeltà.
Dev'essere una strana sensazione, essere la musa di qualcuno. Essere la fonte di ispirazione per la bellezza, per l'arte.
Non credo di aver mai avuto una musa. O forse ne ho avuta più di una, se una musa è la persona alla quale non riesci a smettere di pensare, quella persona che infesta i tuoi sogni per settimane lasciandoti senza fiato al risveglio. Ma nessuna di loro è durata a lungo, non da quando sono finalmente riuscita ad uccidere la mia ossessione per i fantasmi.
E poi credo che una musa debba sapere di essere tale, come un amante deve conoscere i tuoi sentimenti per essere in grado di corrisponderli, di ispirarti.
A volte sogno di essere la musa di qualcuno. Credo sarebbe un sentimento più forte dell'amore.

Oggi mi sono fatta prendere la mano, ma immagino sia meglio che rimanere in silenzio stampa per dei mesi. Quindi vi lascio con questo video diretto da Tasya Van Ree, la fotografa di cui parlavo ieri, e interpretato da Amber Heard, che lei considera la sua musa.

p.s. Un plauso a chi ha colto la citazione del titolo

domenica 19 febbraio 2012

Beauty is black and white

Non scrivo da mesi, me ne rendo conto. Non ho scuse se non la pigrizia.
In questi giorni ho avuto tempo per pensare, per distrarmi. Avrei anche avuto tempo per scrivere, ma non l'ho sfruttato al meglio, tanto per cambiare. Mi sono lasciata alle spalle anche questa sessione di esami, con una certa soddisfazione anche se consapevole che avrei potuto fare di più, molto di più. Ogni tanto mi lascio prendere dall'ansia di perdere tempo.
Ma mi sono resa conto che, se mi concentrassi solo sullo studio, come ho cercato di fare lo scorso anno, non riuscirei ad andare avanti. Per questo ho pensato ad un modo per cambiare.
Mi rendo conto di non essere una grande intellettuale. Non faccio discussioni filosofiche, anzi odio la filosofia, e non leggo libri colti o frequento locali colti. Ma ogni tanto anch'io mi ritrovo a pensare alla bellezza. Forse ho un senso estetico che non si conforma a quello dominante, probabilmente non si conforma nemmeno a quello dell'elite. Ma vedo la bellezza in quello che mi circonda.
E allora voglio provare a fare questo, voglio cercare ogni giorno qualcosa di bello, qualcosa che mi ispiri.
Non so se sarò in grado di portare avanti questo proposito con costanza, ma per oggi vi lascio questo video, che mi ha ispirata.

Mi piace la musica delle Uh huh her, la trovo onirica e ipnotica e mi fa cadere in un mondo tutto mio. E adoro Tasya Van Ree, tanto per le sue fotografie quanto per il fatto che la trovo semplicemente bellissima.
Sperando di avervi ispirato almeno un pochino,
Love