martedì 28 febbraio 2012

Sulla felicità

It had seemed like the beginning of happiness, and Clarissa is still sometimes shocked, more than thirty years later, to realize that it washappiness; that the entire experience lay in a kiss and a walk, the anticipation of dinner and a book...What lives undimmed in Clarissa's mind more than three decades later is a kiss at dusk on a patch of dead grass, and a walk around a pond as mosquitoes droned in the darkening air. There is still that singular perfection, and it's perfect in part because it seemed, at the time, so clearly to promise more. Now she knows: That was the moment, right then. There has been no other. [The Hours, Michael Cunningham]

Questa citazione è una delle mie frasi preferite di quello che ritengo essere il mio libro preferito. Di certo è il libro che ho letto più volte, in italiano e in inglese. E in un certo senso questa citazione ha cambiato il mio modo di guardare alla felicità.
Quando penso alla felicità come concetto astratto non riesco a non pensare al tema della maturità. Ho subito pensato che fosse una traccia troppo difficile: come si fa a chiedere a dei diciannovenni spaventati che cos'è la felicità? Cercando di argomentare la mia tesi non sono riuscita a trattenermi dal citare The Hours, anche se in un modo assai balbettante anche per essere scritto.
Ci sono frasi nei libri che ti segnano dentro, che ti fanno rendere conto di non voler vivere in attesa di qualcosa di grande che arriverà, prima o poi. Che la felicità può scapparti dalle mani senza che tu nemmeno te ne renda conto e non tornare più.

Qualche tempo fa ho letto non ricordo più dove una domanda: qual è il libro che ti ha cambiato la vita?
Forse "cambiare la vita" è un po' eccessivo, ma se dovessi scegliere io direi questo. E voi?

Nessun commento:

Posta un commento

Perchè non mi lasci un saluto?