martedì 27 marzo 2012

Pedalando verso gli esami

Ci sono giorni in cui le circostanze sembrano prenderti in giro. Come ieri pomeriggio quando con la bici ho costeggiato il parco, dove decine di ragazzi se ne stavano sdraiati sull'erba a prendere il sole tiepido di fine marzo mentre io dovevo tornare a casa a studiare.
Altri giorni invece arrivano dei regali inaspettati, che per pochi minuti cancellano la pesantezza. Come oggi prima dell'inizio della lezione di Giapponese, quando dalla finestra aperta per qualche momento è salito dalla strada il suono di una fisarmonica, una canzone dolcissima e allegra, come il colore del cielo in questi ultimi giorni.
La morale della favola è che la primavera ogni tanto pensa che anch'io mi meriti un attimo di pausa.

giovedì 22 marzo 2012

mercoledì 21 marzo 2012

And it's hard to dance with the devil on your back

Negli ultimi giorni non ho avuto quasi il tempo di respirare, men che meno di scrivere. Ma cerco di rimanere fedele al mio proposito e ogni giorno scrivo su un quadernino verde regalatomi da mia nonna qualcosa che mi ha fatta riflettere o che mi ha ispirata o che semplicemente mi ha fatto sentire qualcosa.
Sono una persona mediamente insensibile. Credo che la parola migliore per descrivermi sia "numb", anche se non saprei come tradurla. Negli ultimi giorni invece sono stata un disastro, un'accozzaglia di pensieri incasinati, di ansie e di nervosismo.
Faccio sogni allucinanti e, paradossalmente, quelli meno assurdi sono quelli che mi sconvolgono di più.
Ieri mattina ero terrorizzata. Mentre prendevamo un caffè prima di andare in biblioteca un'amica mi ha detto che la faccio sentire impotente, che sono l'unica persona alla quale non sa che cosa dire per essere d'aiuto. Avrei voluto dirle che lei non c'entra niente. Ma come li spieghi i tuoi fantasmi a qualcuno che ti ha conosciuta dopo, quando già avevi imparato a ridere.
A volte mi chiedo se ci sarà qualcuno, un giorno, a cui raccontare questa malata storia senza aver paura di vederlo scappare.

giovedì 15 marzo 2012

Violini? Boh, io volevo il jazz

Mi sono svegliata con l'ansia addosso. Per una notte ho fatto un sogno normale, senza nemmeno una morte atroce o una catastrofe naturale, ma mi sono svegliata più in ansia del solito. E sono rimasta così per tutto il giorno, lo sono anche ora. Non facevo sogni normali, se così li possiamo chiamare, da troppo tempo.
Per placare quest'ansia sono andata a fare un giro il libreria, perché i classici in inglese sono sempre una soddisfazione immensa. Mi sono portata a casa Il grande Gatsby, perché ho bisogno di una storia così, piena di alcool, gonne corte e luci riflesse nell'acqua. Ora mangio gelato confezionato e cerco di non sentirmi in colpa perché non sto studiando.

Le ispirazioni di oggi sono così, un po' prosaiche.

mercoledì 14 marzo 2012

Pronomi neutri e giacche bordeaux

Hai presente le giacche con il bavero, quelle da persona seria che vedi indosso ad una studentessa universitaria solo se sono di velluto o di colori improbabili? Ecco, quel bavero non sembra fatto apposta per essere afferrato, attirare a te la persona che indossa la giacca e lasciare un bacio inaspettato sulle sue labbra?
Così, pensieri random, solo potenzialmente pericolosi.

Oggi a lezione di inglese la professoressa ci ha parlato di un libro scritto tutto in modo che non si capisca se la voce parlante è un uomo o una donna. Ho pensato che io sono bravissima in questi giochi, anche in italiano. Diciamo che ci ho vissuto per anni, con i pronomi neutri.

martedì 13 marzo 2012

Chiudi gli occhi e dai un nome a quella nuvola nera che ti pesa nel petto, quella cosa che ti tormenta prima di dormire e ti raffredda le mani anche quando fuori ci sono 20 gradi.
Hai qualcosa da scrivere.
Io leggo. Ho indosso un vestito nuovo troppo colorato per essere io e leggo.
Non scrivo perché non ho nulla da scrivere.

venerdì 9 marzo 2012

I'm losing my mind losing my mind losing control

Lo so, sto mantenendo sempre meno la mia promessa di scrivere ogni giorno. Sono stata male negli ultimi giorni, uscendo a stento da casa. Anche oggi non sono per nulla uscita, è già un buon segno che io non sia ancora in pigiama, ma ho trovato comunque una piccola ispirazione. La musica
Mi capita, a volte, di avvertire il bisogno di ascoltare musica nuova. In questo momento sto ascoltando un magnifico pezzo di violino. Se chiudo gli occhi riesco ad immaginare persone eleganti che ballano, di notte, in vestiti colorati.
Ultimamente sto riscoprendo il fascino degli strumenti musicali, da ascoltare uno per uno. Negli scorsi giorni di mal di testa allucinanti e di mancanza di analgesici efficaci mi sono ritrovata ad ascoltare la poesia che esce dalle mani di Ludovico Einaudi. Stando sdraiata sul divano nella penombra del tardo pomeriggio, la casa vuota, riuscivo quasi a dimenticarmi di tutto.
Ci sono discorsi che mi ronzano in testa, discorsi complicati che poco sanno di ispirazione (a meno che per ispirazione non si intenda anche ciò che ti accende una voglia bruciante di scrivere una storia dolorosa, forse scontata per essere tua, ma che ha bisogno di vedere la luce). Ma non credo ne parlerò presto, almeno non finché non riuscirò a concretizzare l'idea, ad elaborarla a modo mio. Certi argomenti hanno semplicemente bisogno di tempo.
Per ora quindi vi lascio con questa canzone, che un po' ha a che fare con le mie riflessioni, o almeno nella mia testa malata e alienata dalla realtà.

domenica 4 marzo 2012

La pioggia, la primavera, forse anche i fantasmi (e le citazioni colte nei titoli)

Ci sono cose che non smetteranno mai di emozionarmi. Come il ticchettio della pioggia sulle tegole della mia camera mentre cerco di addormentarmi. O le pagine ingiallite e ruvide dei libri di poesia nelle edizioni economiche. Non credo esista al mondo una sensazione paragonabile a quella di far scorrere i polpastrelli ai lati della pagina mentre leggi sotto voce le ultime parole di una donna che non smetterà mai di ispirarti. O di inseguirti, che forse è più o meno la stessa cosa.
Sì, ho ritrovato il mio libro di poesie di Sylvia Plath. E sì, ho riletto le mie preferite.
Ogni volta che apro quel libro non riesco a non pensare alla mia professoressa di inglese del liceo, che dopo avermela consigliata deve essersi un pochino preoccupata per la mia sanità mentale, vedendo la mia assoluta fascinazione per le sue opere.
Credo sia sorprendente quanto, nonostante io e i miei gusti siamo cresciuti in questi due anni, Edge mi metta ancora i brividi. Quanto mi tatuerei sull'avambraccio i versi di Lady Lazarus. Quanto Tulips mi faccia pizzicare le narici con un odore di disinfettante e di fiori freschi.
A ben pensarci sono anni che non leggo più poesia. E mi manca, mi manca moltissimo. In fin dei conti credo di aver smesso quando è finito il liceo, più per la pigrizia che per la mancanza di qualcuno a spiegarmi il significato di ciò che leggo.
Proviamo a fare così: sapreste consigliarmi qualche poeta? Qual è il vostro poeta o la vostra poetessa preferita? Quali versi vi tatuereste sotto la pelle per tenerli sempre con voi, perché sono parte di voi?
Io mi tatuerei questi:

There is a charge
for the eyeing of my scars, there is a charge
for the hearing of my hearts -
it really goes.
And there is a charge, a very large charge,
for a word or a touch
or a bit of blood
or a piece of my hair or my clothes.
[Lady Lazarus, Sylvia Plath]

venerdì 2 marzo 2012

Quando fioriranno i tulipani?

A volte, presa come sono da questa vita universitaria che è così diversa dalla mia vita di prima, mi dimentico che, anche se di fuori mi sono ammorbidita, alla fin fine sono sempre io. La ragazzina che ogni tanto ha bisogno di stare da sola, di stare in silenzio, di cantare una canzone triste a bassa voce e poi di spegnersi, per ricucire i pezzi di tempo e di pensieri che scappano dalle dita.
Qui sono sempre così impegnata, sempre così circondata da altri, che quasi mi dimentico cosa vuol dire essere tristi.
Tempo fa scrissi un racconto su di un fantascientifico impianto per controllare le emozioni, un "microcip emozionale" per citare i Subsonica. Ricordo di aver passato non so quante ore guardando in repeat il bellissimo video di All is full of love e chiedendomi come ci si debba sentire ad essere di metallo.
A volte non riesco a scacciare dalla mia testa l'idea di stare vivendo sotto l'effetto di un potente anestetico (anche gli anestetici ritornano spesso nei miei racconti): so che quando mi sveglierò farà male, male da morire. Ma in fondo non riesco a non desiderarlo, di svegliarmi.