giovedì 26 aprile 2012

Postcards from anywhere

Elenco assolutamente random delle cartoline appese sulla lavagna magnetica davanti alla mia scrivania:
  • Tre bellissime illustrazioni di Alphonse Mucha: Dance, Night's rest, Music
  • Giuditta I, di Gustav Klimt
  • Ida as the playcard, di Saudek
  • Una pubblicità trovata in biblioteca, con una gabbia in controluce e un canarino che vola via
  • Un'altra pubblicità, inviatami da un'amica di penna tedesca, dove una ragazza con un casco cerca di acchiappare grandi farfalle rosa con un forcone e la scritta "Don't be stupid, be naif"
  • Una serie di bellissime, stupende, sublimi cartoline in bianco e nero con tazzine da caffè, pubblicità della meravigliosa rivista Arabica Fenice 
Alla mia destra due cartoline di San Francisco, sempre da un'amica di penna, e la cartina della metro di Tokyo.

Che ci posso fare, sarà un hobby da vecchia signora, ma le cartoline mi fanno viaggiare, nel tempo e nell'arte.

giovedì 19 aprile 2012

Irene per Insonnia, off-records

Il fatto che io pensi in inglese è preoccupante. Il fatto che io sia in grado di scrivere una cartella di pensieri completamente random in dieci minuti è sconcertante. Ma che la pubblichi sul mio blog è forse ancora più grave. In ogni caso, ecco.

There are things I am not really ready to think of, not now. There are things that I'd rather not notice.

Like the expression on her face today when I said I already sacrificed everything to my dream of going away. I probably realised it today myself: I sacrificed everything, my family and my friends, my need of love, my romantic personality and my writing along with it. I gave up on everything else because I don't want anything to stop me. And the look on her face, maybe I just dreamed it, but it was like she was telling me “Than there is no way we are going to have anything, isn't it?”. And she got it, I know she understood me perfectly. She understood what I told her yesterday about being crazy, she listened to me while I explained her my favourite poem, my favourite sculpture, my favourite book, all created by crazy people. And indeed the fact that she understood me, or at least the fact that I think she did, makes me want to cry, because I know that, whether I like it or not, I will sacrifice a possible thing with her, just like everything else.

I don't know what I want to do in the future, I'm so scared of thinking about the future that I don't even dare to dream.

This morning I saw a couple kissing and smiling and hugging. And the only thing I've been able to think has been: I don't think I will ever be able to look like that. And yet I did it, a long time ago, I looked that crazy, that lost in another world. So I have to rephrase: I don't think I will ever be able to look like that again.

I am so damn scared that, after years of sacrificing my love and my dreams to my great escape, I won't be able to be myself again, not even in a place that could grant me happiness.

I can't say I'm unhappy here. I am happy: I have friends and a bike and trees and spring. But that's all, I don't ask for anything else because I know I don't have to love this place too much. It's easy to be happy when all you ask for is a bike and green.

giovedì 12 aprile 2012

I feel so alone on a Friday night

Mi ero ripromessa che avrei scritto delle mie vacanze di Pasqua, in particolare di Venezia e delle montagne e di Klimt. Ma in questo momento sono sdraiata sul mio letto, a Torino, presa da uno sconforto che non mi so spiegare, ascolto musica malinconica e non riesco a pensare a niente al di fuori del mal di testa che mi pulsa in mezzo alla fronte da quando mi sono svegliata questa mattina.
Ieri sera... ieri sera ho accarezzato il rischio, ci sono andata davvero vicina. Ma non ci sono saltata dentro, certo che no. Non sarei più io, se mi mettessi a fare qualcosa senza prima scrivere una lista dei pro e dei contro. Quantomeno la notte mi ha portato dei sogni gentili, che ho dimenticato prima di aprire gli occhi ma che mi hanno regalato qualche ora di leggerezza.
Credo di avere mal di testa perché penso troppo, davvero troppo.

giovedì 5 aprile 2012

I want to wake up with the rain falling on a tin roof


Mi sento un po' come Snoopy quando scrive lettere d'amore lasciando vuoto lo spazio del destinatario.

mercoledì 4 aprile 2012

Un amico mi chiamava "bambina con i capelli rossi"

Sono un po' confusa. Credo sia la pioggia e l'essere senza stivali. Gli stivali mi danno sicurezza.
Sai quando ti batte forte il cuore e non ha senso, perché non hai più quindici anni? No, davvero non ha senso perché beh, una con gli anni impara a non sentire e la confusione diventa tachicardia. Un bel respiro e si torna a guardare dritto nel vuoto. Dritto davanti a te, dove dovrebbe esserci il futuro. Anche se per ora c'è solo il vuoto.
Il contatto fisico gratuito è una cosa che ho imparato negli ultimi due anni. Ho imparato che è normale, che non fa male. Che le persone normali stanno vicine e le loro mani si sfiorano e gli amici si abbracciano. Nonostante tutto lo sento ancora estraneo.
Credo che il problema sia che, nonostante tutto, io mi sento ancora un'estranea.

martedì 3 aprile 2012

Ho visto un quadrifoglio oltre una rete e ho pensato ad una metafora

Ieri ripensavo alla storia dei pronomi.
Mi sono resa conto che non scrivo nulla da molto tempo, soprattutto che non invento un nuovo personaggio da moltissimo. L'anno scorso di questi tempi stavo lavorando sulla ragazza con il cappello di paglia.
Tra un mese ho la consegna di un racconto per la radio. Sulle fragole. Ieri prima della lezione di Inglese mi sono messa a pescare tra le idee. Ed è stato lì che sono usciti i pronomi.
Il problema della radio è che, per quanto tu sia brava con i pronomi neutri e tutto il resto, poi il tuo racconto dovrà essere letto da un'attrice o da un attore. Chiederanno a te da chi dovrà essere letto.
Forse è questa la mia idea di paura legata dallo scrivere: chiedere che sia l'attrice a leggere.
Una dopo tanti anni dovrebbe smetterla di farsi certe paranoie...